Vox Populi

Regia di Gian Marco Pezzoli

Voto della redazione

L’arte di strada, i graffiti ed i murales appartengono a quella controversa categoria di contenuti che, miscelati fra bellezza ed illegalità, attirano il consenso e l’ammirazione del pubblico tanto quanto le sue denigrazioni e condanne al vandalismo; la diatriba vede i cosiddetti writer farsi largo tra casolari e parchi cittadini per mezzo di rappresentazioni grafiche dei più svariati generi nell’intenzione di veicolare significati, emozioni ed esperienze attraverso la propria creatività. Ma, a volte, quando uno spazio fisico non basta, per fornire a questi messaggi una risonanza che sia più ampia possibile e che arrivi a scuotere le menti e le anime delle persone occorrono gesti eclatanti, da cui poi scaturiscono delle storie incredibili. Storie come questa.

rsz_vox_populi_2Siamo nell’hinterland bolognese, in un tranquillo comune disperso fra le campagne della provincia. Su alcuni dei muri di periferia vi sono ritratti degli angeli, scarni e sofferenti, simboleggianti delle inquietanti “morti mediatiche”; il graffitaro fa parte di un gruppo di ragazzi noto come “Vox Populi”, che nel gennaio del 2013 ha intercettato e manomesso il segnale dell’emittente televisivo cittadino, trasmettendo per oltre ventiquattr’ore programmi e video messaggi di propria fattura: un gesto tanto impensabile quanto sbalorditivo, che non trova precedenti nella storia della televisione.

Il cortometraggio in questione, che riporta il loro nome nel titolo, è diretto da Gian Marco Pezzoli, che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Marco Raccagna e Matteo Moschini; le cupe musiche di Pietro Chiesa forniscono un’inquietante suspense alla narrazione che, affidata al giornalista Carlo Lucarelli, delinea la vicenda proponendo le riprese originali della banda all’opera intervallandole alle interviste di politici e giornalisti, i quali commentano l’accaduto: alcuni di loro lo hanno classificato come un mera bravata compiuta da un gruppo di viziati e annoiati figli di papà che volevano dare una scossa alla monotonia ammorbante le loro giornate; altri, invece, sostengono che questa falsificazione della programmazione televisiva non è stata mai compiuta.

Di certo c’è che l’opera in questione, oltre ad essere ben realizzata e molto coinvolgente, non tende a sprecarsi in inutili qualunquismi e schieramenti faziosi, rivolgendo subito l’attenzione al più grande dei quesiti inerenti la faccenda, ovvero come mai una notizia tanto eclatante sia stata così clamorosamente snobbata dai mass media nazionali: tralasciando ciò che in evidenza appare come una poco ortodossa modalità di comunicazione utilizzata dai ragazzi, si nota pur sempre in controluce un forte messaggio veicolante la voglia di riscatto nei confronti di una nazione – e più in generale di una società – assopita, che si ritrova cerebralmente alla mercé di mass media manipolatori di contenuti ed informazioni che dovrebbero essere divulgati senza alcun filtro, che arriva a giustificare l’entità stessa della provocazione in nome della rivalsa di importanti e delicate questioni contenenti sfaccettature ideologiche, sociali e culturali che per troppo tempo hanno trovato così poche risposte.

Scritto da Andrea Epifani

"ci vuole un giusto equilibrio tra l’essere creativo e “funzionare” bene socialmente. Troppa creatività e non si è integrati bene in un contesto sociale. Ribaltando l’equilibrio si perde in creatività. Ma tutte le persone realmente ispirate che conosco sembrano in un certo senso un po’ matti. Ma è un piacere averle intorno." BRIAN MICHAEL BENDIS

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