Tutti i vincitori di Visioni Italiane n.20

La storia d’amore tra due ragazzini abitanti di una sperduta isola nell’Oceano Atlantico, dopo aver conquistato Cannes, si aggiudica il Primo Premio di quest’ultima edizione di Visioni Italiane. Opera di grande fascinazione visiva, 37°4 S di Adriano Valerio mette d’accordo tutti per la grande bellezza compositiva e lo stile narrativo straniante a metà tra finzione pura e racconto del reale.

La giuria composta da Ursula Ferrara, Daniele Gaglianone, Mario Gianani e Bob Messini assegna riconoscimenti, tramite delle menzioni speciali anche al crudo simbolismo di Of Your Wounds di Nicola Piovesan, al ricordo della Seconda guerra mondiale attraverso le suggestive animazioni di Animo resistente di Simone Massi e al racconto sociale di Giovanni Aloi, che in A passo d’uomo mette in scena un padre sul lastrico e il rapporto con il figlio.

Sul fronte del documentario a farla da padroni sono stati Antonio LaforgiaRossella Anitori e Raffaele Petralla: tre autori per raccontare in sette minuti lo scandaloso problema dei braccianti nelle coltivazioni di pomodori di una baraccopoli nel meridione italiano. Con il suo linguaggio essenziale, efficace e pungente, tipico dell’inchiesta, Pomodoro nero si aggiudica la preferenza della giuria di Visioni Doc assegnato da Leonardo Di Costanzo, Anna de Manincor e Paolo Pallavidino, nonché la menzione speciale nella sezione D.E.R-Under30 organizzata dai Documentaristi Emilia Romagna insieme agli studenti del Dams di Bologna. In quest’ultima categoria la giuria ha deciso di dare il primo premio, e quindi la diffusione a livello regionale tramite la propria rassegna estiva di documentari, a Bring the Sun Home di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, interessantissimo progetto green su un villaggio sudamericano in cui madri di famiglia diventano tecnici di impianti ad energia solare per “portare la luce a casa”.

Il Premio al Miglior Contributo Tecnico, secondo studenti e docenti della Scuola di Ingegneria ed Architettura dell’Università di Bologna, va alla perizia tecnica della stop motion a costo zero di Secchi di Edo Natoli. Il Premio Speciale per la Comunicazione Storica assegnato dagli studenti del Master di Comunicazione Storica dell’Università mette in risalto La vera storia dell’uomo Plasmon di Simone Del Grosso: la distorta carriera di Fioravante Palestini dal mondo dello spettacolo a quello della criminalità.

Nella categoria Visioni Ambientali a vincere è la speranza per un futuro migliore contenuta nell’opera di educazione ambientale nelle scuole di tutt’Italia attuata dai “supereroi” del riciclo: stiamo parlando della Banda riciclante di Davide Rizzo. Secondo e terzo premio vanno rispettivamente a Waste Africa di Matteo Lena, controverso documentario-fiction di grosso impatto emotivo sul traffico di rifiuti in Africa, e a Parole sostenibili di Marco Dazzi, racconto sulla complessa tematica della sostenibilità affrontato attraverso un dialogo tra grandi esperti. Menzione speciale WWF all’animazione con la plastilina di Guglielmo Bianchi e Luana Mastria in Missione natura.

Selezionati per Visioni Acquatiche sono stati Struzzo! di Alessandro de Cristofaro, Lea di Dario Gorini e il vincitore Valentine di Mattia Francesco Laviosa.

Per il secondo anno consecutivo Visioni Italiane si arricchisce della collaborazione con Kinodromo, progetto di operatori del settore audiovisivo, che ha stabilito i “migliori di ogni mestiere del cinema” e consegnerà loro i premi durante una speciale serata prevista in Aprile.

Dulcis in fundo la neonata sezione di Visioni Sarde, composta addirittura di una doppia giuria, ha promosso a pieni voti la commedia Buio di Jacopo Cullin e Joe Bastardi, premiata sia con il primo premio che con la menzione speciale riconosciutagli dalla giuria più giovane, per il suo farsi metafora divertente dell’attuale condizione della Sardegna. Inoltre, mentre al viaggio attraverso miti ancestrali della fiaba gotica animata Bella di notte di Paolo Zucca viene attribuito il secondo premio, la giuria Giovani Fasi si lascia conquistare da Jovid di Silvia Perra, discreto ma originale sguardo registico sul tema della diversità e dell’integrazione.

Tematiche sempre attuali e posizioni da riconsiderare, ma anche confini linguistici da ridefinire, soprattutto tra finzione e documentario, sono stati al centro della manifestazione bolognese, che ha confermato così di essere ancora terreno di confronto per giovani autori. Ben rappresentata dal suo parterre di vincitori si conclude questa edizione di Visioni Italiane, giunta al ventesimo anno d’età cercando ancora in qualche modo di dare spazio al panorama cinematografico italiano del film di corto e mediometraggio.

Scritto da Michela Resta

"Uno che faceva un censimento una volta tentò di interrogarmi: mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti... "

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