Tupuliello

Regia di Lucio Botteri

Voto della redazione

locandinaSiamo in un fatiscente parco giochi di Napoli, un giovane uomo ottiene un lavoro come animatore: passerà le sue giornate ad intrattenere i più piccini travestito da Topolino. Il Tupuliello appunto, del titolo del film, identifica la natura del personaggio, un pupazzo, ormai ai bordi del sistema, reduce dall’alcolismo e alla ricerca di una nuova vita normale, cercando di reinserirsi nella società con la speranza di ritrovare un lavoro più serio e dignitoso. Oggetto di scherno e vittima dell’indifferenza della collettività faticherà a ritrovarsi e a sentirsi adeguato. Solo e abbandonato a se stesso, incapace di trovare ascolto e comprensione, verrà risucchiato in un vortice di degrado, alienazione e psicosi fino al limite della follia.

Tupuliello è un cortometraggio di Lucio Botteri, tratto dal brano omonimo di Gianfranco Marziano, racconta il degrado, la discesa agli inferi di un trentasettenne italiano. Una storia nota, i temi della precarietà, delle dipendenze, di una società spietata che non offre sostegno e reinserimento ai più deboli, ma che anzi spinge ai margini e contribuisce ad alimentare la “sottoclasse”, quello strato sotterraneo del sistema sociale fatto di diversità, anonimato e misconoscimento.

Tupuliello mette in scena il tempo perduto, l’inadeguatezza e la rassegnazione. Il vuoto percepito, a causa della dipendenza dall’alcolismo, ma anche a causa dell’indifferenza della società. Purtroppo troppo spesso non si ha la forza di reagire, di combattere per i propri diritti, non si riesce a trovare se stessi e ci si rifugia in una passiva tranquillità apparente, coadiuvata dal rifugio nei paradisi artificiali e nelle dipendenze, in questo caso alcoliche.

Tupuliello1Le immagini narrano una storia cupa, non si trova nessun barlume di speranza, si racconta il decadimento di un uomo di pari passo col deterioramento di ciò che lo circonda, del luna park (il corto è stato girato in un luna park abbandonato della provincia napoletana) che rappresenta la condizione degradata dell’Italia stessa, di un sistema dove le storie tristi e terribili come quelle di questo “Topolino” sono all’ordine del giorno. Gli ambienti, le luci, ed i colori desaturati contribuiscono a evidenziare lo stato d’animo ed il contesto in cui si trova il nostro protagonista. Tupuliello ha una valenza stilistica, piacciono certe scelte, altre meno, come la necessità di ricorrere ad un citazionismo un po’ scontato col monologo allo specchio in pieno stile Taxi Driver. Ma soprattutto ha una valenza sociale. Racconta un incubo reale, lo fa senza risparmiare nulla allo spettatore, fondamentalmente è una tragedia senza sorrisi. Probabilmente gli unici sorrisi sono quelli dei bambini che con la loro innocenza riescono ancora a gioire all’incontro con questo Tupuliello, in un parco giochi cosi immobile e spento, metafora di un abbandono totale che purtroppo caratterizza fin troppo il nostro contemporaneo.

Scritto da Lorenzo Ceotto

Orso, buongustaio e cinefilo. Divoro cinema. Estasiato dalle immagini, rapito dalle storie.

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