Terra in moto

Regia di Anna Pellizzone e Cora Ranci

Voto della redazione

terra-in-motoIl nostro paese ci ha abituato a brutture di ogni tipo come ad azioni di solidarietà senza pari. Spesso è l’inefficienza a farla da padrona in situazioni di emergenza e il terremoto emiliano del 2012 non fa eccezione.

Si è tanto parlato della rapida ripresa del territorio, della corsa all’acquisto delle forme di parmigiano cadute negli stabilimenti. Quello che non si è spesso detto, e il documentario Terra in moto riempie questo silenzio, è che in moltissimi comuni a un anno di distanza dal sisma sono ancora sotto gli occhi di tutti i ruderi di ciò che prima era patrimonio culturale e storia. Ricordo i pensieri comuni di quelle giornate: “…fortuna che la chiesa è crollata alle quattro di mattina, cinque ore dopo si sarebbero dovute celebrare le prime comunioni e sarebbero state piene stipate di bambini e parenti vestiti a festa!”
Quelle chiese però caratterizzavano il territorio e lo rendevano unico e differente dai comuni vicini.

Terra in motoUn problema dei piccoli paesi di provincia, con o senza stato di emergenza, è l’esodo dei cittadini verso centri abitati più grandi e più vicini a servizi e centri di aggregazione. Quando a questo si aggiunge il dover affrontare una calamità naturale che interrompe la quotidianità delle persone e distrugge i luoghi di aggregazione sociale la soluzione più immediata è l’abbandono, per chi ne ha la possibilità. Come suggerito negli ultimi minuti del documentario di Anna Pellizzone e Cora Ranci, perché dove c’era una chiesa ormai crollata su se stessa non costruire un cinema, un teatro o un ostello? O anche una piazza aperta, sgombra, in cui trovarsi a parlare?

Invece la soluzione delle istituzioni che emerge da questo finale è la CISPADANA, una lingua di cemento che attraverserebbe senza riguardo la campagna emiliana distruggendo campi e risorse. Ancora una volta un territorio che viene mutilato dall’alto, in un momento di estremo bisogno, in favore di una presunta “alta velocità” nei trasporti, non si sa bene di cosa.
Uno scenario italiano fin troppo familiare.

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Scritto da Sara Querzoli

Nata a Bologna nel 1989, laureata in Scienze della Comunicazione nel 2013, da sempre interessata al funzionamento dei media, cinema compreso.

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