Tellurica – Racconti dal cratere

Regia di AA.VV

Voto della redazione

Tellurica 1A due anni dalla scossa dell’Emilia, e sulla scia dell’esperimento collettivo September 11 (2002), nasce il progetto Tellurica – Racconti dal cratere. Dieci registi emiliani si uniscono per commemorare o piuttosto cercare una dovuta catarsi alle esperienze che hanno segnato l’Emilia Romagna nella notte del 20 maggio 2012 e a seguire: loro sono Roberto Cavana, Francesco Barozzi, Carlo Battelli, Domenico Guidetti, Marco Maselli, Mirco Marmiroli, Emanuele D’Antonio, Nicola Xella, Corrado Ravazzini e Giuseppe Ferreri. Ad essi si aggiunge il nutrito staff di volontari che hanno messo in piedi questo lungometraggio, ora di interesse di Cecchi Gori per una distribuzione a scopi benefici.

foto-cortoDAntonioLa storia si snoda tra impressioni diverse, punti di vista opposti che rivelano come nell’emergenza l’umanità sia unica e sola. Un po’ ci si ricorda della scossa, come ha voluto fare Corrado Ravazzini che ha legato il suo sguardo alla vita di una coppia tra tante, che ha forse mancato L’occasione di celebrare l’ultima notte senza il peso del terremoto nelle loro vite. La camera si sofferma sui relitti lasciati dalla scossa, riportando a galla ciò che realmente si è frantumato in quegli attimi di paura. Ma anche Emanuele D’Antonio con il suo Il respiro del gigante fa tremare la terra, anzi la montagna, mentre il suo genuino personaggio (interpretato da Sergio Sabia) si domanda il perché. Carlo Battelli (Shell shocks radio) e Giuseppe Ferreri (404 time not found) si concentrano invece sul quotidiano, sull’appesantirsi dei gesti più semplici, sulla sensazione di panico che ha perseguitato a lungo le famiglie dei luoghi colpiti.

foto-cortoBarozziI minuti diretti da Domenico Guidetti e Mirco Marmiroli, che rispettivamente firmano You had to be here e Wang, uniscono virtualmente le esperienze di terremoto vissute altrove, che toccano aspetti umanitari e raccontano di battaglie comuni, tutte votate alla ripresa di una vita e al ritrovamento dei significati. A seguire, spazio all’animazione nell’opera di Marco Maselli, 4:04, che fissa con tratto pesante e colori saturi le memorie attraverso gli occhi di una donna di mezz’età che, come tanti, ha sentito la propria realtà fare fronte ad un cambiamento decisivo e faticosamente affrontabile. Tuttavia, è quel prodotto al confine con la videoarte che sa meglio rappresentare lo stridente e irrisolto scontro tra quello che è stato e la realtà demolita, ancora sotto gli occhi di tutti: è Nicola Xella a dirigere Happy Birthday Rovereto, dove parla il contesto in un ermetismo a tratti doloroso e spaventoso, con quel clown triste che regge cinque palloncini rossi e ti guarda fisso fino in fondo.

foto-cortoXellaSpiccano tra tutti i prodotti diretti da Roberto Cavana e Francesco Barozzi: nel primo caso per una sceneggiatura disarmante nella sua semplicità che sceglie, controcorrente rispetto agli altri, di vederne la positività della ripresa: un gruppo di bambini rilegge in modo del tutto personale la vicenda, montando una interpretazione plausibile e digeribile all’incomprensibile attacco di questo nemico senza volto. Lettere dal fronte è probabilmente un corto per bambini, ma aiuta sicuramente gli adulti nel superamento degli scogli emotivi. Quegli stessi che Barozzi riesce a rappresentare densamente con una scelta di messa in scena così ravvicinata da risultare intima, con un respiro così frenetico da tremare, e una densità di carattere dei protagonisti, dove chiaramente non si rimane indifferenti al cammeo di Roberto Herlitzka, ma che nulla potrebbe senza l’espressività verace di Beatrice Schiros. E’ Anniversario, e chiude con le note della musica firmata da Luca Perciballi il lavoro collettivo del gruppo Sisma Emilia.

“Il nostro nemico è invisibile e imprevedibile: è per questo che chiedo il tuo aiuto e la tua alleanza, per sconfiggerlo! Sarai al mio fianco amico mio?” è l’invito che, malgrado i dolorosi ricordi, ci rivolgono i bambini. Un invito che ammonisce ad investire nel superamento collettivo di questo dramma, nella ricostruzione e nella memoria edificante dell’accaduto. Un traguardo che il progetto Tellurica ha saputo centrare pienamente, negli intenti e nella maturità dialettica e linguistica.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *