SK – Sonderkommando

Regia di Nicola Ragone

Voto della redazione

Marcello PrayerDopo la proficua esperienza di Oltreluomo, torna il giovane Nicola Ragone con una nuova opera di cortometraggio che in sé è un grande incoraggiamento per tutti i giovani registi. Costruita su una sceneggiatura molto umana, firmata in collaborazione con Silvia Scola, vanta una apparato produttivo a sostegno delle idee del regista che mostra come anche di un prodotto breve si possa fare un grande film.

SK – Sonderkommando quindi si distingue per un cast e una troupe di professionisti di spessore, tra cui quel Daniele Ciprì che firma una fotografia crudele di netti chiaro scuri senza mezzi termini, insolitamente in pellicola 35 mm. Una rarità per queste pagine di esordienti per lo più digitalizzati; ma il tema del cortometraggio si sposa perfettamente con la pasta addensante e inglobante della pellicola.

SK 1C’è un treno, fitto fitto di persone, dove l’aria s’appesta e si disidrata di ossigeno. Rimbomba una voce tedesca e qualcun altro di poche parole fa il nome di Mussolini. Tanto basta per proiettarci là, dove quei personaggi non vorrebbero essere. Ebbene laddove l’uomo perde tutto quello che è materiale, il sentimento non manca. Basta uno sguardo, prolungato, per lasciarci intendere altro.

Questa intesa tra due condannati, rimarrà nell’aria del campo di concentramento, in potenza, poiché ai due è riservato un destino meschino e diverso. Il protagonista (Marcello Prayer) diventa un Sonderkommando: colui che più da vicino starà a contatto con la morte, spostando cadaveri, accompagnando alle docce i suoi simili. Dove la sopravvivenza diventa una necessità, i compromessi portano al peggio dell’umano. Ma quando troverà di nuovo quello sguardo del treno, quell’amore negato, allora è lì che la tragedia travalicherà lo schermo.

SK 2Ricostruzione scenica e costumi vantano una pertinenza filologica unica, impressionante, che non risparmia quindi al pubblico alcuna suggestione. Tuttavia, non è solo quello a colpire lo spettatore. C’è una forma poetica di ermetismo che perfettamente si associa ai canti, talvolta dissonanti, che oscillano tra l’intra e l’extradiegetico; una essenzialità della comunicazione che lascia la maggior parte dei messaggi ai dettagli dei costumi, ai corpi, alla luce e al buio. Per una esperienza espressiva che va ben oltre la comunicatività orale delle immagini e riesce nell’intento di mantenere ardente il pensiero, di risvegliare dal torpore quella sofferenza devastante del passato, che dallo stomaco alla mente si avvinghia a tutto.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

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