“Secchi”: Intervista ad Edoardo Natoli

Vincitore del Premio Creatività SIAE 2013, Edoardo Natoli nasce come attore ma la sua curiosità l’ha portato negli anni a sperimentare altre forme di arte. Tra cui la creazione manuale di Gianenzo, Luigifausta e Pancraziomaria, i tre bimbo-pupazzi protagonisti del suo cortometraggio d’esordio Secchi.
Abbiamo chiacchierato un po’ con lui per farci raccontare come, dopo due anni di lavoro, sia arrivato a Venezia per la prima proiezione pubblica, abbia vinto il premio SIAE e abbia riscosso calorosi applausi dalla platea del Lido.

L’elemento che colpisce maggiormente nel tuo lavoro sono ovviamente i tre personaggi: a cosa si ispirano e in quale dei tre ti riconosci maggiormente?

7442-Secchi_3Edoardo Natoli: Partiamo dal fatto che io non ero il classico “secchione” e quindi anche se posso avere delle caratteristiche che forse rispecchiano il protagonista, Gianenzo, ero comunque abbonato all’ultimo banco, e quindi non mi riconosco pienamente in nessuno dei tre. La mia somiglianza con Gianenzo si basa soprattutto sull’essere anche io un po’ solitario, un po’ “orso” a volte, spesso e volentieri determinato a fare tutto di testa mia.

Come hai sviluppato l’idea per il corto? Sono nati prima i pupazzi o la storia?

EN: I tre pupazzi nascono inizialmente senza essere finalizzati al corto, perché oltre a fare l’attore, che è la mia occupazione principale, ho sempre portato avanti un percorso parallelo artistico, che comprende quadri, sculture e non solo. Facendo questo mestiere capita di avere mesi in cui non lavori: o “dai le capocciate al muro” o ti inventi altre cose per tenerti occupato. Avendo questa grande passione per l’animazione, da Tim Burton a Wallace e Gromit, mi è venuta voglia di provare a realizzare i miei pupazzi. Quindi è nata per prima la maestra francese, la cattiva del corto, anche se inizialmente l’unico intento era quello di provare a fare una scultura, creare un “mio” pupazzo. Allo stesso tempo da tanti anni scrivo storie, brevi racconti, idee.. e ad un certo punto mi sono reso conto che questa pupazza che avevo creato poteva essere molto azzeccata per il personaggio di una maestra francese che era nata come antagonista in un mio racconto. Dopodiché sono nati il secondo pupazzo, poi il terzo, il quarto e così la storia ha realmente iniziato a prendere forma. E quindi i personaggi, pur essendo stati creati in realtà casualmente, credo che in un certo senso abbiano preso forma sapendo che sarebbero stati poi i tre protagonisti del corto.

Dal punto di vista della produzione vera e propria come ti sei mosso? Hai fatto tutto da solo o ti sei affidato ad un produttore?

26117708_edo-natoli-premiato-per-il-secchi-il-suo-corto-di-animazione-presentato-venezia-70-0EN: Essendo appassionato di stop motion sapevo fin da subito che sarei andato incontro a tempi biblici, “da kolossal”; allo stesso tempo non volevo cercare una produzione, perché si trattava soprattutto di una scommessa con me stesso: realizzare da solo, in casa, il mio mondo. Da tanti anni faccio l’assistente alla regia in parallelo alle altre attività, però ho sempre avuto sia il pudore di iniziare a dirigere i miei colleghi che quello di fare un corto così “tanto per fare”. Trattandosi del mio primo figlio, il prima tentativo con cui provare a diventare un regista, volevo che mi rispecchiasse molto: la scommessa era quindi proprio quella di riuscire a farlo con le mie mani, con le mie forze, senza chiedere a nessun produttore, ma ad amici professionisti che stimo e che potevano darmi una mano. Una scommessa che grazie al cielo posso dire abbiamo vinto.

Anche l’idea stessa di realizzarlo in stop motion nasce certamente da una grandissima passione ma soprattutto dalla voglia di provare a farcela da solo, a creare completamente con le mie mani un mondo che non esiste, che è poi quello che vorrei fare tramite questo mestiere: mi interessa moltissimo rappresentare i sogni, rappresentare cose che nella realtà non ci sono. Non a caso il mio autore di riferimento è sicuramente Fellini, così come nel panorama attuale ammiro moltissimo Terry Gilliam e Tim Burton. Creare qualcosa che non esiste in natura, che nasce dalla fantasia e che non puoi vedere: semmai riuscissi a proseguire su questa strada il mio scopo sarebbe quello, creare i miei mondi e dare corpo alle mie fantasie.

Ma quindi quante fotografie avete scattato? Parlaci di questa genesi produttiva.

7438-Secchi_1EN: Sono 5200 e qualcosa, nell’arco di un anno e mezzo. Io abbastanza follemente pensavo di fare tutto in un paio di settimane nella casa in campagna dei miei; ma al secondo giorno di preparativi ho iniziato a pensare di stare coinvolgendo persone in una cosa che non potevo realizzare in quel modo. Quindi ho iniziato a pensare concretamente se valeva la pena di imbarcarsi in un’impresa lunghissima di questo tipo.

Abbiamo stabilito i ruoli, mio fratello che è laureato in architettura mi avrebbe aiutato con le scenografie; mi sono affidato ad un direttore della fotografia che mi avrebbe insegnato ad imparare ad usare le luci, perché un lavoro così lungo dovevo portarlo avanti principalmente da solo, non me la sentivo di chiedere a nessuno di impegnarsi per un anno e mezzo non pagato… sono andato avanti, notte e giorno. Abbiamo smantellato il salotto di casa facendo credere a mia madre che sarebbero bastate un paio di settimane e poi non l’ha più rivisto per un anno e mezzo!

Ci sono stati anche dei momenti di crisi profonda, ovviamente: girare 15 ore al giorno per avere, se va bene, 10 secondi di risultato, è ovviamente frustrante, poiché non ne vedi la fine. Siamo stati bravi a resistere, a continuare a credere nel progetto nonostante io fossi un kamikaze inesperto che non sapeva bene dove stava andando. Io stesso non so dove ho trovato le forze per guidare il gruppo…tuttavia, due anni dopo siamo a Venezia. Il corto ha già vinto il Premio per la creatività SIAE, che per me è già il massimo dei riconoscimenti.

Sentire una sala da 1200 persone che ti applaude è un sogno realizzato incredibile. Essere qui è bellissimo.

Malgrado la situazione in cui ci troviamo continua ad esserci questa caparbietà, veramente “all’italiana”, che ci fa continuare a produrre. Direi che il tuo caso è perfettamente esemplificativo.

EN: Questa crisi, e questo malcontento in generale, fa si che molta gente non provi nemmeno a iniziare a sviluppare i propri progetti. Io volevo fare una cosa che qui da noi tendenzialmente non si fa, e non mi sono nemmeno posto il problema di cercare i soldi, anche perché il corto è costato qualcosa come mille euro in due anni… Ho fatto dei sacrifici e grazie ai professionisti amici che non si sono fatti pagare, e grazie allo spirito di adattamento per le scenografie, che sono poi il costo reale del corto, ce l’abbiamo fatta. Lo stimolo è stato anche avere attorno persone del settore che non fanno altro che lamentarsi del fatto che “qualcuno non gli da i soldi per” o “qualcuno non gli fa fare quello che vorrebbero e li costringe a fare altro”. La vita è una, se vuoi fare una cosa la devi fare con le tue forze. Non a caso il mio corto ha come produzione la Chi fa per sé fa per tre production (che ovviamente non esiste): se non l’avessi fatto da solo, nessuno me l’avrebbe prodotto e nessuno mi avrebbe dato retta.

Mi è piaciuto molto il tentativo di fuga di questi tre ragazzi, i più ligi al dovere che però sono i primi a cercare una scorciatoia per poter evitare “l’Esame”, quello con la e maiuscola. Tutti prima o poi cerchiamo di saltare la coda o è solo un gioco da bambini?

7446-Secchi_5EN: È un gioco da bambini, ma più che la scorciatoia a me interessa molto la tendenza a voler fare il minimo sforzo indispensabile per il massimo risultato: il trovare strade brevi per ottenere tutto e subito. Non a caso ci ho messo due anni per realizzare 12 minuti: siccome amo questo lavoro e lo voglio fare fino in fondo non voglio risparmiarmi nulla. Per fortuna sono circondato da persone che la pensano come me e hanno investito le stesse energie, la stessa passione e la stessa voglia di fare in un progetto che fino a una settimana fa rischiava di rimanere semplicemente nel mio computer.

Parliamo del narratore, Pierfrancesco Favino.

EN: È un mio caro amico. Finito il liceo volevo provare a fare l’attore, ma il bando per il Centro Sperimentale era scaduto, quindi dovevo investire un anno in qualcosa. Sono andato alla ricerca disperata di un set in cui poter finalmente vedere da vicino cos’era un film. Ho trovato un posto come ultimo degli ultimi assistenti in questo film e mi hanno affidato il ruolo di autista per Pierfrancesco. Ci siamo conosciuti e c’è stata subito un’affinità. Lui è la persona che mi ha preso per i capelli e mi ha consigliato un corso di recitazione, mi ha presentato la nostra attuale agente… è la prima persona che ho conosciuto nel cinema. Mi ha indirizzato, è stato un po’ un padrino per me, ed era quindi scontato che fosse lui 12 anni dopo a fare da narratore per il mio debutto da regista.

Progetti futuri?

EN: Da attore parteciperò tra pochi giorni al prossimo film di Mario Martone su Leopardi, in cui Elio Germano farà la parte di Leopardi stesso. Da regista ci sono tantissime idee però mi voglio prendere “dieci minuti” per respirare, per accompagnare Secchi tra il pubblico, ma non credo passerà tanto tempo prima di smantellare nuovamente il salotto di casa e ricominciare. Spero che questa volta troveremo qualcuno che ci aiuterà a fare le cose in meno tempo e ad usare qualche energia in più per farle meglio.

Io sono felicissimo di continuare su questa strada. Magari ad un certo punto supererò il mio pudore nel dirigere dei colleghi e riuscirò a far convivere attori e personaggi…

A questo link la recensione dell’opera Secchi.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

2 Comments

  1. Pingback: Secchi - indipendenti dal cinema

  2. Pingback: Tutti i vincitori di Visioni Italiane n.20 - Indipendenti dal Cinema

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *