Scala A/Int. 17

Regia di Paolo Fulvio Mazzacane

Voto della redazione

stillNessun dialogo per Scala A/Int.17, il corto di Paolo Fulvio Mazzacane, giovane esordiente di San Salvatore Telesino affacciatosi al Cinema nel 2006 grazie al Giffoni Film Festival. Il regista sceglie di raccontare il silenzio di una vita – quella del trentenne disabile Alfredo, interpretato da Armando Cusano – attraverso il lungo monologo fuori campo, in prima persona. La voce è quella del protagonista, personaggio pressoché muto che sembra potersi esprimere solo attraverso la scrittura:l’unico mezzo con cui comunicare il suo trauma, la solitudine di chi può solamente guardare dal suo interno – emotivo e concreto – il vivere degli altri.

La storia – Menzione Speciale della giuria di ArTelesia Festival – è soprattutto un susseguirsi di ricordi, malinconici e lontani, a sottolineare la situazione presente, e tragica, del protagonista, condannato a un’immobilità che è anche silenzio, impossibilità di raccontarsi.

scala2La soluzione di affidare le parole a una voce esterna, che sembra riprodurre i pensieri “indicibili” del protagonista, è scelta consapevole del regista che vorrebbe, in questo modo, “raccontare senza parole e paradossalmente recitare il silenzio con le parole stesse”. La messa in scena di un personaggio disabile – scelta purtroppo non sempre felice, facile preda della banalità – asseconda, stando alle intenzioni dichiarate da Mazzacane a Maria Grazia Porceddu, la volontà di riprodurre le “sensazioni interiori che solo la sensibilità di una persona che vive un disagio, purtroppo, riesce a sentire, esprimere, trasmettere”. Tutto vero. Forse, avremmo voluto vedere un personaggio un po’ più sfaccettato; forse, alla malinconia, si sarebbe potuta aggiungere un po’ di rabbia. O di saggezza. Quella rara energia che solo chi ha sofferto così a fondo può trasmettere. Forse questo abbandono malinconico ci stanca un po’. Forse. Ma sarà per il prossimo corto.

Scritto da Valentina Maini

Su IDC ci sono capitata un po' per caso e ci sono rimasta. Scrivere di film indipendenti è un modo per conoscere mondi sepolti, dove scorre un po' di tutto. Qualche volta anche il talento.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *