Ritual – Una storia psicomagica

Regia di Giulia Brazzale e Luca Immesi

Voto della redazione

Ritual_LocandinaLo scorrere di immagini dalla potente fotografia satura e radicalmente tagliata sui contorni chiaro scuri, curata da un Luca Coassin in splendida forma, avvolge lo spettatore in un pesante manto di paure, quelle che affliggono Lia (Desiree Giorgetti), la protagonista di questa storia. Non è un caso che quelle luci e quella pasta densa, l’aspetto di un quadro di Hopper ma con i contorni ricalcati, abbia una presa avvolgente sull’emotività immaginifica dello spettatore: l’immagine è il film. E, sebbene la scelta operata in post produzione schieri il film in un universo pittorico quasi sperimentale, quella stessa tecnica così evoluta, è una componente imprescindibile per assecondare la densa linea simbolica di cui i due registi, sceneggiatori e montatori, Giulia Brazzale e Luca Immesi, fanno uso tempestando tutta la vicenda di una lettura da indagare e degustare lentamente.

Lia ha un rapporto instabile e stressante con il suo compagno, Victor (Ivan Franek), narcisista, maschilista e turbato; da una parte egli la ama alla follia, dall’altra la tortura psicologicamente (se non fisicamente). Non c’è libertà in quello spazio chiuso e buio, in quella cattedrale thriller del loro presunto amore: né quella di mangiare né quella di vestire; ma soprattutto non c’è libertà di essere donna e di vivere una maternità capitata ma osteggiata da Victor. Il corpo della ragazza ne viene profondamente segnato, sebbene non quanto lo sia la sua psiche, già incapace di sostenere la personalità violenta e dominante di Victor. Da quell’aborto in poi, il collasso diventa ovvio.

Ritual 2L’unica opportunità che rimane a Lia è quella di rifugiarsi nella casa di campagna della zia, che tanto l’ha amata nell’infanzia: una guaritrice che aiuta volontariamente la gente facendo leva sulla loro autosuggestione e aggiungendo un pizzico di misteriosa magia che arriva dal passato. O meglio, che profuma di Jodorovsky. Per chi conosce l’autore, ci sarà da rispolverare le sue atmosfere, sebbene i due non si ispirino narrativamente alla sua opera, ma più che altro al suo esoterismo autosuggestivo. E per chi non lo conosce, lo potrete rivedere nel cammeo che ha concesso a questa produzione indipendente che ne omaggia l’operato.

Sebbene la vita di Lia sembri appesa alle cure a cui la zia Agata (Anna Bonasso) la vuole sottoporre, la miscredenza di Victor e l’impossibilità di accettare altro tra di loro, spingeranno la fragilità di Lia verso una irreparabile rottura.

Ritual 3Questa opera prima fuori dall’ordinario, stupisce per la articolata struttura dello script, che ad una linea problematica legata alla donna e alle violenze da questa subite (talvolta accennate, talvolta graffianti, ma mai eccessive o gratuite), intreccia una riflessione sulle tradizioni locali venete dalle quali la magia di Agata trae spunto. Si vive di dettagli, di quadri fermi o vertiginosi, di acqua stagnante e acqua che scorre, di vestiti cupi come i pensieri negativi o lindi come la speranza di ripartire. Di musiche mischiate, a tratti incoerenti, ma tutte singolarmente affascinanti, e una tenebrosa ninna nanna che chiude quell’atmosfera di freddo terrore, preparata e studiata fino all’ultimo fotogramma.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

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