Palline di pane

Regia di Giuseppe Ferlito

Voto della redazione

Samuele è un bambino normale, sano come un pesce, ha solo un piccolo problema, gioca con il cibo, in particolare non mangia il pane, ma lo usa per farci delle palline, dice che gli servono ma non si capisce bene a fare cosa. Alla madre questo proprio non va giù, lo rimprovera sempre e preoccupata decide di farlo visitare da un pediatra. Poi, su consiglio della maestra, visto qualche gesto violento e il calo dei voti dell’ultimo quadrimestre, lo porta in cura da uno psicologo.

palline di pane 1Palline di pane è un corto che ha funzione sociale e psico-pedagogica, evidenzia la situazione indifesa e complessa di un bambino all’interno del nucleo familiare, con tutte le criticità del caso, fatte di conflitti coniugali, disinteresse, disagio e deficit sul piano educativo e dell’attenzione. Un bambino ha bisogno delle cure e del tempo (molto) dei genitori. Nella società di oggi, dove regna la prestazione continua e forsennata, il tempo da dedicare ai figli è sempre più limitato. Spesso non abbiamo nemmeno il tempo da dedicare al nostro partner e se al lavoro si aggiungono le molteplici distrazioni e tentazioni a cui facciamo fatica a sottrarci, la famiglia scricchiola e “perde acqua” un po’ dappertutto. A pagarne le conseguenze, sono sempre i più piccoli. Un bambino è come una spugna, percepisce, ascolta, assorbe atteggiamenti e comportamenti del cosmo adulto e poi elabora il tutto dando vita alle sue attitudini e alla sua condotta. Dietro ad un gesto, ad un problema e ad un evento critico che mette in atto un bimbo si nasconde sempre qualcosa che nasce dall’esterno, c’è un problema esogeno da scoprire, quello che sembra far emergere il psicologo durante il film. Nel suo caso Samuele infrangendo la regola imposta dalla madre vuole dare un segnale. Un padre sempre stanco che praticamente non c’è. Una madre sola che si focalizza sui problemi del figlio, anche caricandoli, per non vedere altre problematiche cruciali come il rapporto conflittuale col marito. Non c’è dialogo, vengono posti dei divieti, ma non si va a monte delle problematiche cercando le motivazioni che scaturiscono i comportamenti sbagliati. Una madre che agisce per contraddizioni, non vuole che il figlio giochi con il cibo, ma poi lo lascia “parcheggiato” davanti al computer e gli porta la merenda proprio durante le sue attività ludiche dinanzi allo schermo, tutto purché non disturbi e non sia di impiccio.

Giuseppe FerlitoFamiglia, infanzia, crescita, educazione, sono gli elementi che compongono Palline di pane. Il soggetto di Matteo Agamennone è ben elaborato, il cortometraggio si regge bene e porta con sé una bella funzione. Riflette sulle dinamiche familiari e permette ai genitori di vedersi dal di fuori, di fare autocritica e confrontarsi con la propria realtà familiare. Con qualche limite e qualche imperfezione sul piano tecnico e drammaturgico, tipicamente comprensibili nelle piccolissime produzioni indipendenti, è un corto con una certa rilevanza tematica. Serve soffermarsi dunque su di esso e capire a cosa servono quelle palline di pane, quelle che Samuele fa ogni giorno e che la madre non riesce proprio a comprendere.

Scritto da Lorenzo Ceotto

Orso, buongustaio e cinefilo. Divoro cinema. Estasiato dalle immagini, rapito dalle storie.