Of your wounds

Regia di Nicola Piovesan

Voto della redazione

Of-your-woundsNon è la prima volta che ci avviciniamo all’opera di Nicola Piovesan, un autore che Bologna, dove è ritornato per l’evento di Visioni Italiane, la conosce bene. Tuttavia, in questo caso, con una virata provetta, dalle atmosfere grottesche seppure gangster dei Garibaldi senza Barba, a quelle dei veri supereroi spassosissimi de Gli imbattibili cinquesiamo approdati ad un cortometraggio vagamente videoartistico, dove il simbolismo è l’arma di lettura per il tessuto drammatico che lo interseca e lo sorregge. Pare che pure tra temi delicati e linguaggi appena horrorifici, l’autore si muova a suo agio, fintanto che il corto, che da un anno calpesta palcoscenici, ha conquistato la giuria del Lago Film Festival e non ultimo la menzione speciale a Visioni Italiane.

Nord, un posto nascosto, tra le fila di alberi fitti e imponenti. Fratello e sorella sopravvivono a giornate fredde e appesantite, incapaci di muoversi, incapaci di scappare. A volte sono grandi, a volte sono piccoli, a volte sono vecchi, ma sono sempre loro. Se non fosse, per quella traccia evidente che lentamente risale e scalfisce il volto della ragazza (Fanny Guidecoq), una cicatrice che intesse la purezza della sua pelle e che si ingrandisce col passare del tempo; se non fosse per quell’enorme masso che fluttua, che parla, che minaccia e al quale Erik (Edoardo Lomazzi) fatica ad avvicinarsi. Vivono soli, o forse no, con il loro passato, presente e futuro.

Of your wounds 4Confuso in principio, non chiarisce bene la sua dinamica e gli equilibri tra i personaggi, Of your wounds (Sulle tue ferite) fa leva sull’ermetica proprio per rappresentare il problema come nella realtà è: invisibile agli occhi esterni, ma causa di ferite indelebili di cui ci si libera solo con la morte. Eccola quindi la chiave di lettura: “A tutti coloro che portano il peso e i segni di una tragica infanzia, che possa non accadere più”. E lentamente si dissolve la coltre di dubbi che imprigionava i personaggi nella nostra testa e tra i tronchi alti di quella foresta, che forse non è neppure reale, ma è sicuramente ciò che queste vittime percepiscono attorno nell’impossibilità di comunicare e agire.

L’ispirazione nordica del cortometraggio si assapora tutta, considerato che Piovesan ha lavorato prima ad Helsinki ed ora a Tallin: cinematograficamente ispirato al miglior cinese svedese (luci e inquadrature curate dallo stesso Piovesan in collaborazione con Luca Cottinelli), abbonda di colori desaturati e immagini distorte perché coscientemente sa intervenire sull’emotività e riportare a galla un sommerso che, purtroppo, siamo abituati a tacere.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

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