Marcello

Regia di Francesca Coticoni

Voto della redazione

Quanti film scelgono di raccontare la vita di un uomo quadrato, che vive di abitudini e di gesti ossessivi? Quanti film hanno già raccontato la solitudine maschile, la routine lavorativa che rassicura ma neutralizza l’entusiasmo per le cose nuove? Tantissimi, infatti l’alienazione e la paura dei sentimenti sono due temi fondamentali della modernità, esplorati alle volte in modo drammatico, altre volte in chiave più umoristica: Francesca Coticoni ha scelto la seconda strada.

Di solito, in questo genere di film, la vita del protagonista è sconvolta dall’arrivo di una ragazza tanto strana quanto intrigante, che porta scompiglio ovunque vada. Marcello non fa eccezione e decide di camminare nel solco già tracciato da altri prodotti più ad alto budget. La vita del protagonista è un ciclo di piccoli gesti che non porta a nulla. Marcello attende un segno di vita da parte di una donna che lo ha lasciato dolorosamente, ma la segreteria telefonica è sempre vuota. Tiene a freno la sua emotività e riversa il suo amore su di una piantina che non vuole crescere. Sarà un imprevisto a rompere lo schema della sua vita quando darà un nascondiglio a una ragazza più giovane, che fugge dopo un litigio col suo fidanzato.

Le due personalità opposte interagiscono in maniera abbastanza prevedibile. Lui si lascia facilmente sopraffare dal carattere più forte della donna (quella degli uomini remissivi è un’altra categoria che ossessiona il cinema contemporaneo) e sarà trascinato in un crescendo di disavventure, mentre si domanda se cacciarla di casa o continuare a darle corda. Lo stile del corto è semplice, la regia è funzionale alla storia ed evita gli eccessi, eccezion fatta per gli inutili flare, gli ennesimi che risentono di J. J. Abrams. Gli attori sono adatti ai ruoli, Marcello Cesena è un protagonista credibile che sa anche quando calcare la recitazione per scatenare l’ilarità del pubblico. Forse il corto ha poco di fantasioso, ma la buona fattura lo rende piacevole alle visione.

Scritto da Stefano Lalla

Mi chiamo Stefano e sono nato a Pescara nel lontano '88. A Bologna mi sono laureato (due volte) e ho piantato le tende. Mi piace scrivere dei film che vedo, che siano indipendenti o no. Mi piace cercare i talenti in rete, analizzare i pregi e le debolezze dei giovani filmmaker, ragionarci su in maniera costruttiva.

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