L’uomo sulla Luna

Regia di Giuliano Ricci

Voto della redazione

posterCi sono morti che ti appaiono in sogno, e ci sono quelli che ti picchiano in pieno giorno. Ci sono presagi di una fine nefasta nei balli, ci sono missive di malocchio che viaggiano in piena fase REM. Ma soprattutto c’è stato un tempo dove questi sentori erano il metronomo che scandiva le relazioni sociali.

Siamo nella Barbagia, nel cuore della Sardegna; un gruppo di anziane vestite a nero ci racconta come era un tempo, quando anche le donne sapevano usare il fucile e la vendetta era uno dei modi per sistemare le scaramucce. Passeggiando per il cimitero, ripassano i ricordi e le invidie che hanno regolato la resa dei conti o piuttosto la fine meritata. Mostrano il coltello che tengono in tasca, e poi rimembrano quel sogno della casa che perdeva l’intonaco, come fosse stato un chiaro presagio della fine imminente del marito.

Ora, le nuove generazioni, questo mondo “governato dai bambini”, forse non capiscono o forse partecipano con distaccata simpatia folkloristica. Ma quella magia, quell’alchimia a metà tra il religioso e l’animista, il blasfemo e il devoto che si intrecciano e si scambiano, appartengono al sangue di quella gente che ha reso quest’isola e i suoi abitanti così come sono oggi, appassionati e sanguigni.

L'uomo sulla luna 2Giuliano Ricci nel suo documentario L’uomo sulla Luna, che ha spopolato al Genova Film Festival, a Ischia e al ViaEmiliaDocFest, mette insieme le suggestioni di queste anziane signore, con cui non si può che simpatizzare, nel loro tentativo di tenere in vita quel passato fatto di tipicità a volte diametralmente opposte al presente. Il rapporto con l’aldilà è un dialogo stretto con un mondo altro, ma che ha ancora effetti sulla vita terrena, e a sentir loro, ci si domanda come mai a nessuno più importi niente del dopo. Il puzzle del montaggio accosta abbozzati suggerimenti di quelle tradizioni, scatenando sincera curiosità nello spettatore che non è capace di scorgere oltre, di essere là nel mezzo della rivisitazione flokloristica o della celebrazione. Poi, si sorride teneramente di quelle signore che si sostengono a vicenda come hanno sostenuto a lungo la società, pilastro di famiglie dove spesso erano gli uomini ad ammazzarsi e le donne a rimanere a piangerli; quella forza duratura, nascosta sotto le tuniche nere, è la stessa che tiene viva la memoria del passato e che permette di interpretare l’identità del presente, disturbata da quella voce televisiva in lontananza.

Un passato che Ricci, con debito rispetto, riporta alla luce in un dialogo terrestre con il mondo dei defunti di Orune.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

3 Comments

  1. fornitori di imbianchino brescia

    29 gennaio 2015 a 15:13

    Sono certa che un articolo scritto così non si veda ogni giorno.
    Gran bel lavoro
    firmatofornitori di imbianchino brescia

    • Rita Andreetti

      Rita Andreetti

      30 gennaio 2015 a 9:27

      Grazie per l’apprezzamento! Continua a seguirci.

  2. cappotto termico

    11 giugno 2015 a 15:09

    Codesto intervento è francamente scritto come si deve, nello stesso modo
    in cui tutto il il blog in generale. Sono un vostro lettore, complimenti.

    maggiori suggerimenti consultabili qui

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