Lighting Room

Regia di Emanuele Fiorito e Aaron Stieblich

Voto della redazione

La sessuomania è ancora un tema piccante? Secondo me no, e mi pare che ci sia un proliferare di opere che, in maniera più o meno efficace, hanno trattato della condizione giocandoci su e sottraendola già da tempo all’elenco dei tabù. Paradossalmente, l’approccio più efficace all’argomento sembra essere quello della presa in giro che, per quanto macchiettistica o inaccurata da un punto di vista clinico, è sempre il mezzo più efficace a sdoganare e normalizzare la materia scabrosa.

Lighting roomEcco perché, se mettiamo da parte per un momento la questione estetica, l’approccio di una webserie come Lighting Room è più efficace rispetto a quello, per esempio, di una pellicola d’autore come Nymphomaniac, che coi suoi toni altisonanti e drammatici rende il sesso ancora più mistico anziché laicizzarlo e normalizzarlo. Certo, bisogna ricordare che il film di Von Trier è declinato al femminile, ma davvero la ninfomania è un tema nuovo? Mi sembra che anch’esso sia stato sdoganato tempo fa dai vari Sex and the City, dai suoi cloni e da molte altre pellicole per il grande schermo. Forse è meglio, quando si cammina su un terreno già battuto, rinunciare allo scandalismo e accontentarsi di fare quattro risate. Nel caso di Lighting Room, il motore comico è una seduta psicanalitica nella quale Edoardo, “un nullafacente di famiglia ricca”, racconta le sue avventure sessuali a cuor leggero e senza risparmiarci battute da italiano medio e tanti doppi sensi non certo sottili.

Lighting Room è una buona webserie che sfrutta la povertà di location (è tutta girata in un pub) ricorrendo al topos della seduta di cura mentale con la collaudata dialettica fra paziente e dottore, in questo caso molto informale e tenuta davanti a una birra ghiacciata. Ettore Maria Zagobi è un terapeuta che avrebbe bisogno di qualche cura, il suo metodo dell’amicoterapia è riducibile a una bella chiacchierata (pagata), ma è anche l’unico disposto a dare retta a Edoardo, il sessuomane auto diagnosticato che riesce ad avere rapporti solamente con le ragazze dei suoi amici. Capita di frequente che nelle webserie i primi episodi siano i più problematici, magari perché gli autori sono tutti giovani e devono farsi le ossa o perché l’episodio pilota è realizzato con pochi soldi, che sono arrivati dopo grazie agli sponsor. Anche Lighting Room è così: l’inizio non emoziona ma la qualità migliora con gli episodi. Il quarto, lo dico subito, è di gran lunga il migliore e quindi fa ben sperare per la prossima stagione, che gli autori hanno già annunciato.

Lighting roomEntrambi i protagonisti sono ben interpretati e tanto basta per rendere piacevole Lighting Room, una serie fatta tutta di dialoghi. Peccato per i refusi della regia, poco coerente e afflitta da punti di macchina eccessivi e movimenti inutili, e per qualche battuta comica poco riuscita ma, lo ripeto, tutte queste incertezze diminuiranno progressivamente per sparire nel quarto episodio. Speriamo che gli autori riescano anche a dare una struttura più forte e compiuta alla prossima serie. La prima, seppur godibile, soffre della mancanza di una vera e propria progressione narrativa, di colpi di scena, di cliffhanger, insomma, di tutto ciò che può rendere appassionante la visione di una serie serializzata. Forse gli episodi autoconclusivi sarebbero stati una scelta più indicata per un format come quello di Lighting Room, ma è ancora presto per dirlo perché le vicende di Ettore e Edoardo sembrano essere appena iniziate. Staremo a vedere.

Scritto da Stefano Lalla

Mi chiamo Stefano e sono nato a Pescara nel lontano '88. A Bologna mi sono laureato (due volte) e ho piantato le tende. Mi piace scrivere dei film che vedo, che siano indipendenti o no. Mi piace cercare i talenti in rete, analizzare i pregi e le debolezze dei giovani filmmaker, ragionarci su in maniera costruttiva.

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