L’esposizione del lenzuolo

Regia di Maria Angela Capossela e Liviana Davì

Voto della redazione

L’esposizione del lenzuolo, cortometraggio nato dal sodalizio fra l’artista Maria Angela Capossela e la filmmaker Liviana Davì, riguarda l’incrocio e la mescolanza di un progetto sociale di action painting con una vecchia tradizione popolare.

La pellicola ci porta nel cuore di Calitri, un piccolo comune di cinquemila abitanti situato alle porte di Avellino: intervistando le anziane donne cittadine, le autrici pongono a confronto le loro esperienze con quella che era una pratica sociale molto diffusa anni or sono nel meridione, ovvero l’atto di esporre sul terrazzo, sul balcone oppure fuori la finestra della propria abitazione le lenzuola utilizzate dai coniugi novelli durante la prima notte di nozze, dove la presenza delle macchie di sangue sul tessuto determinava la virtù della sposa.

1947762_10202657609937713_1058310698_nDalle interviste veniamo a conoscenza di ricordi, memorie ed emozioni che le divertono ed, allo stesso tempo, imbarazzano le protagoniste: la ricognizione in camera degli sposi, le scuse e gli stratagemmi utilizzati, i pettegolezzi che animavano le discussioni; particolari, questi, confessati a fatica alle telecamere, complici l’imbarazzo e la vergogna ma anche paletti e confini ideologici posti da un’arcaica società maschilista che plasmava l’identità della donna attorno a proibizioni di vario genere e a veri e propri tabù.

Dalla voglia di riscatto della figura femminile prende forma allora il proponimento artistico in questione: l’evento, realizzato nel mese di agosto del 2013 in occasione del festival del matrimonio Sponzfest e svoltosi nella piazza centrale del paese, ha visto la collaborazione dell’intera cittadinanza nella raccolta e nella successiva colorazione di quattrocento lenzuoli bianchi, richiamando la valenza storica della famigerata macchia sanguinea ma fornendole tuttavia una dimensione artistica tutta nuova; inoltre, le due autrici hanno conquistato il premio Public Art Award 2013 per la sezione urban screen, a conferma delle potenzialità che quest’iniziativa, in quanto arte pubblica, ha potuto mettere in pratica nell’investire e coinvolgere fortemente il contesto sociale ed urbano di una piccola località dell’Alta Irpinia.

Per concludere, si può notare come il linguaggio documentaristico delle riprese, con l’ausilio delle intense musiche curate da Enza Pagliara, affianchi le numerose testimonianze nel tentativo di catturare attimi e frammenti di vita passata estrapolati dalla memoria delle signore, portando così alla creazione di un suggestivo ponte fra il ricordo del folklore popolare e la cultura odierna.

Scritto da Andrea Epifani

"ci vuole un giusto equilibrio tra l’essere creativo e “funzionare” bene socialmente. Troppa creatività e non si è integrati bene in un contesto sociale. Ribaltando l’equilibrio si perde in creatività. Ma tutte le persone realmente ispirate che conosco sembrano in un certo senso un po’ matti. Ma è un piacere averle intorno." BRIAN MICHAEL BENDIS

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