La denuncia di Nichi Vendola alla presentazione del cortometraggio Arianna di David Ambrosini

“Viviamo in un conflitto, come se vivessimo schiacciati tra il ritorno del Medioevo e i valori della rivoluzione francese. Mai come oggi c’è una rivendicazione dei diritti individuali, ma mai come oggi si rischia di esserne privati”. Queste le parole di Nichi Vendola all’anteprima del cortometraggio Arianna di David Ambrosini, presentato oggi, 3 settembre, presso l’Italian Pavillion – Hotel Excelsior Venezia Lido come Evento Speciale all’interno della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il corto porta sul grande schermo “un’ordinaria” vicenda di discriminazione lavorativa nei confronti dei transessuali.

“Ciascuna discriminazione è come un seme cattivo – ha proseguito Vendola nell’ambito dell’incontro moderato da Angela Prudenzi – Non si ha idea di quanto la transfobia abbia fatto male in Italia e faccia male anche a noi che ci priviamo della ricchezza di persone che hanno lottato più degli altri che preferiscono vivere in una campana di vetro. Ho amato il cortometraggio Arianna perché è militante, denuncia questa esclusione e dà un’indicazione sul percorso da compiere. La libertà e la dignità delle persone non possono essere fatte a fette. Dobbiamo trovare insieme il filo di Arianna”.

 

“Arianna è una persona che vuole semplicemente essere un avvocato – ha spiegato il regista David Ambrosini – Intorno a lei, una società che la rifiuta perché trans, con tutti gli stereotipi che purtroppo conosciamo”.

Il protagonista Andrea Garofalo sottolinea come Arianna abbia tratto ispirazione da una storia vera, quella di Francesca Busdraghi. “L’ho conosciuta dopo che aveva fatto la transizione e lei pensava di finirla lì perché non riusciva a trovare un lavoro vero. Lei mi ha aiutato molto, girare nei panni di Arianna a Roma mi ha cambiato la prospettiva”.

Stella Egitto, che nel corto interpreta Beatrice, la fedele amica di Arianna, punta l’attenzione sui numeri: “Andrea lo avevo conosciuto su un altro set, mi aveva parlato di questo progetto e lo abbiamo preparato davvero in fretta. Un’effettiva esperienza di discriminazione non l’ho mai avuta. Lavorando a questo corto, ho scoperto dei dati spaventosi – ha sottolineato – Il 45% delle persone transessuali ha visto respinta la propria candidatura sul lavoro a causa della propria identità sessuale. È inspiegabile, stiamo raccontando la storia di un persona che voleva farla finita”.

Giampiero Judica parla così del suo ruolo di avvocato: “Mi diverte fare il cattivo, mi permette di fare nella finzione quello che non ho il coraggio di fare nella vita. Abbiamo cercato di dargli un po’ di umanità ma in realtà alla fine non sono neanche il vero cattivo. Cerco sempre di difendere i miei personaggi, ma qui è difficile farlo”.


Arianna
 di David Ambrosini è la storia di un fenomeno diffuso ma ancora poco noto: secondo una ricerca dell’Arcigay, il 45% delle persone transessuali ha visto respinta la propria candidatura per un posto di lavoro a causa della propria identità sessuale. Secondo alcuni dati raccolti negli Stati Uniti in una ricerca condotta da American Foundation for Suicide Prevention e dal Williams Institute, UCLA School of Law, il tasso dei tentati suicidi della popolazione transessuale è pari al 44%. Fra questi, il 53% ha dichiarato di averlo fatto dopo aver visto respinta la propria candidatura di lavoro. I numeri sono sconvolgenti, tuttavia Arianna intende lanciare un messaggio positivo: nonostante l’ennesima forte delusione, la protagonista troverà la forza per reinventarsi e ripartire, schierandosi al fianco di chi quotidianamente combatte contro qualsiasi forma di discriminazione.

Arianna
di David Ambrosini, Italia, 2017, 13’
Con Andrea Garofalo, Stella Egitto, Giampiero Judica
Produzione: Associazione Culturale LA STRADA | Distribuzione: Caroline D’Andrea
Arianna, una giovane e brillante avvocatessa transessuale, è pronta per affrontare un colloquio che le permetterà di esercitare la professione che desidera. Dopo un lungo percorso di accettazione personale ora le manca solo un lavoro che le permetterebbe di essere indipendente e avere una vita normale.

Scritto da Redazione

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