Kino Kabaret e la nuova filosofia di fare cinema: intervista a Chanel Agura

Faire bien avec rien, faire mieux avec peu mais le faire maintenant, “Fate bene con niente, fate meglio con poco, fatelo ora”. In un’epoca in cui conta il tutto, il troppo e l’eccesso artistico sfrenato, questa frase vuole essere un bon mot, un consiglio arguto, soprattutto se a seguirlo può esserci un giovane in un campo notoriamente periglioso come quello del cinema, magari italiano. Era il 1999 quando, in Canada, i registi Christian Laurence e Jericho Jendy (a cui va attribuita la frase di poco sopra) decisero che il formato su cui puntare tutto per il futuro del cinema sarebbe stato il digitale. In poco tempo, i due crearono il Kino, un movimento nato per offrire a qualunque cineasta, sia emergente che professionista, mezzi e possibilità per sviluppare le proprie idee con budget irrisori o addirittura nulli. Sbarcato ad Amburgo nel 2002 e a Bruxelles nel 2003, il Kino si è diffuso con una rete capillare che ammonta a più di cinquanta cellule sparse per cinquanta città di trenta nazioni, con più di tremila membri in tutto il mondo.

Il Kino Kabaret è un laboratorio dove tutti i membri, dagli attori agli autori fino alla troupe, si riuniscono per creare, in completa simbiosi, i propri lavori, dandosi come scadenza un periodo di tempo limitato che va dai due ai cinque giorni, alla fine dei quali il lavoro finale viene proposto al pubblico invitato all’evento. E’ la realtà del networking e della condivisione delle proprie esperienze: per l’evento annuale che coinvolge i Kino di tutto il mondo, in dieci giorni possono arrivare dall’estero anche più di duecento artisti, che, divisi in “squadre d’azione”, possono sperimentare tipi diversi di collaborazione e modalità di lavoro internazionali.

Come primo nucleo italiano, il Kino Kabaret di Roma vuole essere un punto pivotale per la nascita del movimento nel nostro paese: la presidentessa Chanel Agura e i suoi soci si augurano di riuscire a far breccia nella mentalità nel circuito del cinema indipendente, imponendo il concetto spirituale-filosofico del Kino che è prima di tutto fare cinema, senza competizioni e solo con l’intento di creare arte tramite il mezzo cinematografico, la condivisione artistica, e l’arricchimento dei rapporti umani. Inoltre, l’idea del Kino vuole anche essere quella di vivere e fare cinema nel presente, proponendo e sviluppando lavori nei tempi più rapidi possibili, grazie anche ai modi che abbiamo già descritto.

chanel-agura-5Grazie anche al patrocino del I Municipio del Comune di Roma, la partnership del Tolfa Short Film Festival, la Civita Film Commission, l’Annuario del Cinema, il Circolo Ricreativo Caracciolo e la Fabrique du Cinéma, l’appuntamento con il primo Kino Kabaret italiano è per il 30 novembre, alle ore 21 e 30, al Nuovo Cinema Aquila di Roma, alla presenza della fondatrice della cellula italiana del progetto Chanel Agura, dei soci fondatori e di tutti gli altri collaboratori. Durante la serata saranno anche presentate alcune sedi internazionali e proiettati diversi cortometraggi delle stesse. L’evento proseguirà dal 1º al 6 dicembre, per le iscrizioni e informazioni i contatti sono la mail KinoRomaKab@gmail.com, la pagina Facebook e la pagina Twitter.

In attesa dell’inizio dell’evento, Indipendentidalcinema.it ha rivolto qualche domanda alla presidente Chanel Agura per comprendere meglio le dinamiche di questo evento.

– Prima di tutto, potrebbe dirci a parole sue cosa è il Kino?

Il Kino è un movimento nato nel 1999 in Canada ad opera dei registi Christian Laurence e Jericho Jendy, che prima del 2000 volevano sfidare la pellicola dicendo che il digitale sarebbe stato il cinema del futuro e che in poco e con poco si poteva creare un film. Il Kino vuole offrire a film-makers emergenti e professionisti la possibilità di girare e proiettare i loro cortometraggi anche con budget basso o nullo, come recita il motto di questa rete internazionale di cineasti indipendenti: “Fate bene con niente, fate meglio con poco, fatelo ora”, frase slogan di Jericho Jeudy.

– Pensa che un’iniziativa del genere possa riuscire a prendere piede anche in un paese come il nostro, culturalmente rigoglioso ma a volte un po’ lento ad accettare certi “stimoli” esterni?

Si, il primo Kino Italia avrà una forte motivazione nel creare insieme un vero gruppo di lavoro per far sì che il cinema italiano possa recuperare la dignità e la qualità dei suoi padri.
Da più d’un anno mi sono messa a viaggiare e a partecipare a più di un Kabaret in Europa e fuori Europa, perché desideravo tanto, dopo aver lavorato come attrice e distributrice in Italia, dare un mio contributo, anche se piccolo, agli artisti italiani, che sono molto marginalizzati e senza l’appoggio di una struttura che ne tuteli realmente i diritti. Questo metodo dà la possibilità di andare veloce in poco tempo: credo che l’Italia sia pronta per utilizzare questa filosofia di fare cinema…

– Quando, come e da chi è nata l’idea di far nascere un Kino in Italia?

E’ nata da me stessa, dopo essere andata via da Roma nell’aprile del 2012, molto delusa e arrabbiata per come andavano le cose nel mondo dello spettacolo e in generale in Italia. Sono tornata in Belgio, perché sono italo-belga, di genitori sardi. Ho per caso cliccato su una pagina internet dove si parlava del Kino00 (fondatori Montreal), che mi ha invitato sulla pagina del Bruxelles Festival Kino International. Ho semplicemente inviato i miei dati e due giorni dopo mi hanno chiamato per partecipare al Kabaret di Bruxelles Festival.
Quando sono arrivata lì era molto particolare, vedere tutti questi artisti che creavano insieme e collaboravano per la realizzazione di varie opere, mi sembrava quasi irreale…
Li ho osservati attentamente e dato il mio lato commerciale di distributrice ho capito che ero davanti al cinema del futuro e dovevo portarlo in Italia, il paese in cui sono vissuta per quasi 8 anni, dove so che è molto difficile crearsi un posto senza compromessi e nepotismo.

kino-kabaret-2– Pensa che nel nostro paese ci siano gli spazi e i mezzi adatti per l’iniziativa?

Si, le capacità artistiche e gli spazi ci sono; l’unica cosa che potrebbe creare un freno è solo la paura di non aprirsi ad un nuovo modo di fare cinema, più attuale e internazionale.

– Che tipo di giovamento pensa possano trarre i cineasti italiani ai primi passi?

Direi, velocità, comunicazione, contatti esterni nel cinema e nell’arte in generale; così come un’apertura mentale più ampia. Il Kino Kabaret è prima di tutto una filosofia, un modo di essere, un movimento umano che si occupa dell’arte con un moto di collaborazione e di partecipazione attraverso il cinema. Perciò gli artisti che parteciperanno al Kino Italia ne godranno sia da un punto di vista umano che artistico.

– Pensate che il Kino possa espandersi ulteriormente in Italia?

Il mio obbiettivo è creare una catena che parta da Roma, città per eccellenza e tradizione del cinema, per poi portarlo nelle altre città importanti d’Italia.
Ora stiamo lavorando duramente a Roma, ma dall’anno prossimo inizieremo con la mia associazione culturale dal nome MOVIE-KABARET ROMA a espanderlo ovunque anche perché la gente che lavora nel cinema deve capire che si può creare senza avere una grossa produzione alle spalle e con il metodo Kino Moviement avranno tutte le chance di realizzare il loro cortometraggio o lungometraggio.

Scritto da Francesco Massaccesi

Francesco Massaccesi, ex giovane nato a Pescara, è un saggista e sceneggiatore italiano che lavora soprattutto (anche con esperienze di regia, adattamento e produzione indipendente) tra Inghilterra, America e Canada.

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