Intervista al vincitore di Visioni Italiane, Adriano Valerio

affiche_37-4sDopo l’intensa quattro giorni di Visioni Italiane, eccoci ad incontrare il giovane regista vincitore del Primo Premio, Adriano Valerio, per approfondire i retroscena del suo cortometraggio che ha convinto i giurati: Ursula Ferrara, Daniele Gaglianone, Mario Gianani, Bob Messini ed Italo Petriccione. Valerio aveva già ottenuto importanti risultati con questo prodotto breve, tra cui la Menzione a Cannes e ben due trofei al Corto Dorico.

Italiano di nascita, si è formato con Marco Bellocchio, favorendo pure della Locarno Film Academy e del Talent Campus di Berlino; oggi vive e lavora a Parigi, da dove è partito per un viaggio interessante in direzione di Tristan da Cunha. Questa isoletta letteralmente sperduta nell’Oceano Atlantico dista 2.816 km dal Sudafrica e 3.360 km dal Sud America; conta qualche centinaio di anime, la cui origine è del tutto inusuale e il cui ritmo di vita rappresenta il punto focale dell’opera di Valerio. La sua esperienza umana in quella terra, si è tradotta in un cortometraggio di fiction dal titolo 37°4S, dove trasmette pienamente il fascino di quei posti e i ritmi umani di quelle genti attraverso la giovane storia d’amore di Nick e Annee.

– 37°4S è un cortometraggio che parla di scelte difficili, di amori sinceri, di condizioni di vita a cui forse non siamo più abituati. Quale credi, alla fine, che sia la scelta vincente: l’attaccamento di Nick o la libertà di Anne?

Tristan è un posto molto particolare e con delle dinamiche molto specifiche, al quale sarebbe sbagliato applicare le nostre categorie. La partenza di Anne mette Nick davanti ad una scelta molto difficile. Qualsiasi decisione prenderà, vivrà il dolore di un’assenza. Di una persona o di un luogo che ama molto. Il film racconta le paure di Nick, il flusso delle sue emozioni.

 – Hai definito la sensazione all’arrivo a Tristan da Cunha come straniante, quanto la permanenza come “liberante”. Ecco, quanto il contesto ambientale ha dettato la storia e quanto invece è determinato dalla vicenda dei due ragazzi che volevi raccontare?

Il contesto ha interamente determinato la storia, nel senso che arrivato sull’isola non avevo alcuna sceneggiatura. Ed ho cominciato a scrivere solo quando, dopo lunghe ricerche, ho trovato due tristanesi (Riaan e Nathalie) che hanno accettato di recitare nel mio corto. Ho tentato a quel punto di scrivere, nel poco tempo a disposizione, una storia che mettesse in valore le peculiarità del luogo, della distanza che separa Tristan dall’”outside world”, come lo chiamano loro.

a– Vuoi raccontarci la scelta registica che sta alla base della commistione di generi e della narrazione che sei stato costretto o hai scelto di adottare?

Ho avuto solo poche ore a disposizione per girare il film e mi è sembrato interessante lavorare su una sorta di pedinamento del personaggio personale, accompagnata appunto dal suo flusso di pensieri espresso con la voce fuori campo. Il corto appartiene al genere della fiction, anche se ci sono moltissimi elementi che raccontano la vita a Tristan, spesso intesi come un documentario.

– Non possiamo esimerci dal provocarti con una domanda sulla situazione italiana: in fondo, attualmente vivi e lavori in Francia, quindi sei uno di quei cervelli che ha scelto la fuga (o la salvezza, dipende dai punti di vista). Credi che il tuo lavoro, la tua carriera, senza questa scelta, sarebbe stata tale?

Sicuramente in Francia ci sono condizioni più favorevoli per chi vuole lavorare nel cinema e più in generale nel settore dell’arte e della cultura. Però credo anche che viviamo in un contesto in cui l’abbassamento dei costi di produzione permette e chi vuole veramente raccontare una storia di poterlo fare in maniera autonoma e realmente indipendente. E che il vittimismo che spesso permea molti registi, anche giovanissimi, non è per nulla costruttivo.

– Il cortometraggio ha già calpestato tappeti rossi prestigiosi e ottenuto riconoscimenti importanti (non per ultimo il Premio Visioni Italiane). Ti auguriamo che questo possa spalancare nuove porte: a tal proposito, progetti futuri?

Sto sviluppando due lungometraggi. Uno tra la Puglia e la Romania e uno sull’isola di Tristan. Ed un nuovo cortometraggio, sulla reclusione di Chet Baker nel carcere di Lucca.

Scritto da Rita Andreetti

Scrivo di cinema indipendente da quando ho iniziato a vederne. La mia passione per l'immagine in movimento movimenta anche le mie idee e la necessità di condividerle. Questo progetto di editoria indipendente e per gli indipendenti, nasce dalla volontà di evidenziare lo spessore professionale di quei giovani autori che ce la mettono tutta. E' grazie a loro che continua ad esistere un calderone di idee ribollente e produttivo. Io sto dalla loro parte.

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