In nomine Satan

Regia di Emanuele Cerman

Voto della redazione

LocandinaRacconto in versione poliziesca della vicenda delle Bestie di Satana, setta satanica che fece parlare di sé qualche anno fa, per la cruenta morte di alcuni giovani suoi componenti. La vicenda produttiva del film passa attraverso diverse traversie che vedono il passaggio di testimone alla regia da Stefano Calvagna a Emanuele Cerman (entrambi nel cast) a pochi giorni dall’avvio delle riprese e la difficile ricerca di finanziamenti cui si è sopperito con abnegazione e caparbietà: il pressbook riferisce che il regista, anche co-sceneggiatore e montatore del film, lo ha montato sul proprio computer portatile. Tuttavia gli aspetti meramente tecnici di In nomine Satana non ne hanno risentito sensibilmente, a testimonianza che le tecnologie digitali, ben sfruttate dal cast tecnico, mettono a disposizione una potenza realizzativa in grado di liberare efficacemente le potenzialità creative che purtroppo sono il lato debole di questa operazione.

Lo stile del racconto è quello veloce e superficiale di alcune fiction televisive, se si escludono alcune scene di violenza leggermente sopra lo standard di prima serata (e che sono le meglio riuscite). Il film si limita ad una superficiale ricognizione dei fatti di cronaca aggiungendoci una pretenziosa volontà di complessità che dovrebbe far travalicare il male della setta satanica all’interno della società ma il tentativo fallisce. Non convincenti le scelte di sceneggiatura, le citazioni involontarie del Monnezza o quelle troppo azzardate di David Lynch come anche le inquadrature super-telefonate (il papà che guarda la foto della figlia, il dialogo tra poliziotti sotto il quadro della Madonna) e fastidiose (con camera a mano che a tratti folleggia vorticosamente) e la recitazione sottolineata che accompagna subplot banali.

In nomine SatanGiunti al finale, qualunque cosa si fosse detta sarebbe parsa poco credibile ma la scelta fatta appare tra le meno credibili ed efficaci. In questa analisi cruda e spietata del film nulla si imputa alla scarsità di mezzi che è l’unica cosa che si può e si deve perdonare ad una produzione indipendente (ma che, come detto, si fa facilmente, essendo l’aspetto produttivo l’unica prova superata); ma questa si impone proprio per la struttura alternativa della produzione e della distribuzione (realizzato con 40 mila euro, distribuito da Distribuzione Indipendente) che dovrebbe puntare a dire qualcosa di nuovo piuttosto che scimmiottare con poche risorse i più superficiali prodotti di puro intrattenimento.

Scritto da Pasquale D'Aiello

Lavora come regista per la RAI, collabora con diverse testate di critica cinematografica.

1 Comment

  1. andrea

    29 aprile 2014 a 1:25

    ero andato alla prima con tanti dubbi e sono uscito invece molto soddisfatto. Film figo per niente scontato

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