Feng Du Tales

Regia di Andrea Belcastro

Voto della redazione

“Feng Du” è la montagna dell’inferno multilivello della cultura taoista, un concetto che ha ispirato Andrea Belcastro per il multiverso fantascientifico nel quale è ambientata la sua webserie, i Feng Du Tales.

Schermata 2014-04-24 alle 22.14.32Si tratta di nove cortometraggi autoconclusivi ma interconnessi da legami deboli. Questi punti di contatto si rafforzano verso la fine, quando la tematica fantascientifica di fondo diventa più centrale. L’idea di Andrea Belcastro è di creare un contenitore per storie e la sua webserie ci riesce bene. Facciamo la conoscenza con un manipolo di viaggiatori temporali che vive il proprio potere come una maledizione, è una premessa classica da cui possono nascere infiniti spunti. L’incipit è buono e la tecnica è ben oliata, ma fin dal primo episodio si vedono alcune crepe: bambini costretti a recitare una parte da adulti (il rischio ridicolo è alto) e qualche scambio di battute improbabile minano una episodio pilota tutto sommato godibile. Andiamo avanti con la visione, il problema dei bimbi rimane ma alcune puntate (ad esempio la terza, che propone uno scontro tra timewalkers) risollevano decisamente la media. I problemi di Feng Du Tales sono ormai chiari e riguardano principalmente sceneggiatura e recitazione: come spesso accade in questo tipo di prodotti, i racconti funzionano tanto meglio quando i personaggi restano zitti e lasciano che a parlare sia l’azione, la bella fotografia e il montaggio, un po’ modaiolo ma fatto da persone competenti (fa tutto il regista).

Schermata 2014-04-24 alle 22.18.48I generi toccati sono molti, il registro narrativo cambia continuamente ma i singoli episodi sono coerenti con se stessi. L’unico grande assente pare essere l’umorismo. Alcune puntate hanno un taglio semplicemente misterioso, mentre altre scelgono più specificamente il genere horror o quello d’azione. Quello fantascientifico è un pretesto come un altro per scatenare l’azione adrenalinica o raggiungere l’introspezione. I mezzi tecnici non sono sufficienti per mettersi in concorrenza con gli standard della fantascienza contemporanea, che, purtroppo, sembra far leva solo sugli effetti speciali anche quando il budget non lo consente. Feng Du Tales fa la scelta intelligente preferendo il modello di una fantascienza povera, ma non riesce davvero a fare di necessità virtù: la scrittura è debole e gli episodi diventano presto una collezione di cliché presi qua e là da diversi film. È una serie dalla qualità altalenante: alcuni episodi sono ammirevoli mentre altri è meglio dimenticarli. Davvero un peccato perché il potenziale c’è, lo hanno notato anche quelli del LA WebFest che hanno selezionato Feng Du Tales per quello che ormai si è affermato come una tra i più importanti festival dedicati alle webserie.

Scritto da Stefano Lalla

Mi chiamo Stefano e sono nato a Pescara nel lontano '88. A Bologna mi sono laureato (due volte) e ho piantato le tende. Mi piace scrivere dei film che vedo, che siano indipendenti o no. Mi piace cercare i talenti in rete, analizzare i pregi e le debolezze dei giovani filmmaker, ragionarci su in maniera costruttiva.

1 Comment

  1. Andrea Belcastro

    15 maggio 2014 a 10:47

    Ti ringrazio per la recensione. Concordo con molte delle critiche che fai, anche se alcune di queste sono figlie dei problemi produttivi che un prodotto del genere (realizzato con 0 euro, se non proprio i soldi del panino offerto agli attori, e senza troupe)porta in dote.
    Non mi piace commentare articoli sui miei lavori, ma in questo caso intervengo per farti un paio di appunti che possono chiarire qualche aspetto anche al lettore:

    1 – Hai dimenticato di dire che ci sono altri 3 registi che hanno messo in scena (e in alcuni casi scritto) parte degli episodi. E che proprio nel progetto originale c’era questa idea di sfruttare e giocare sullo stile di personalità differenti. Senza contare la presenza di Direttori della Fotografia differenti per quasi ogni puntata.

    2 – Parli di cliché presi di altri film: innanzitutto non ricordo film dove ci sono accordatori per chitarra che ti fanno teletrasportare in altri luoghi, o altre pellicole dove ci sono coppie gay che adottano alieni volanti (per fare due esempi banali)… il discorso è che dopo 20 anni di Tarantino e 40 di post-moderno bisognerebbe essere abituati a vedere omaggi e patchwork citazionisti all’interno di opere audiovisive. Per altro nella cartella stampa sono ben citate quasi tutte le fonti di ispirazioni principali.

    Fatte queste doverose precisazioni, ti ringrazio ancora per la pazienza e l’attenzione e per le critiche negative che, ripeto, sono condivise al 90% e che indubbiamente aiutano sempre a crescere.

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