Fantafestival 34: intervista ad Alberto Ravaglioli e Luca Ruocco

Fantafestival1Creato nel 1981 e diretto da Alberto Ravaglioli e Adriano Pintaldi, il Fantafestival rimane uno dei maggiori e più riveriti eventi a livello internazionale legati al cinema di genere. Da Roger Corman a Dario Argento, da Vincent Price a Christopher Lee, molte leggende hanno partecipato al festival  nel corso dei suoi tre decenni e più di attività. Ora che la trentaquattresima edizione sta per cominciare, dal 14 al 18 luglio alla Multisala Barberini, Cinema Trevi, il direttore del festival Alberto Ravaglioli e il selezionatore delle opere Luca Ruocco hanno rilasciato un’intervista per Indipendenti dal Cinema.

 

– Come si svolgerà il Fantafestival di quest’anno e quanti film proietterete? Qual è il rapporto tra numero di produzioni italiane e straniere presentate durante l’evento?

[Luca Ruocco, Selezionatore film e corti per Fantafestival]: Ormai i motori del XXXVI Fantafestival sono già caldissimi. I mesi di lavoro dello staff e della direzione si stanno ormai concretizzando in quello che sarà il programma che sarà ufficializzato tra pochissimo [pensa solo che abbiamo chiuso le selezioni ufficiali il 31 maggio!]… Quel che posso dirti, ad oggi, è che ci saranno bellissime sorprese: la prima già formalizzata sul nostro sito www.fanta-festival.it è la proiezione in anteprima di Apes Revolution, il nuovo capitolo della saga reboot de Il Pianeta delle Scimmie [titolo a cui abbiamo dedicato anche la nostra locandina di quest’anno…]. Non posso palesarti altri titoli, a parte due film di cui abbiamo già reso pubblica la partecipazione, vale a dire il terzo momento del progetto P.O.E. [il secondo film aveva vinto la scorsa edizione come “Miglior Lungometraggio Italiano”], e Phantasmagoria [sempre un film collettivo, in questo caso co-produzione italo-francese]. I titoli sono davvero tanti, e ancor più i cortometraggi. Lo scorso anno ci eravamo dati come prossimo step di conquista di questa nuova evoluzione del Fantafestival, molto più attento all’indie e al cinema underground, di riuscire ad allargare la percentuale di film stranieri… E devo dire che ci siamo riusciti!

 

– Le nuove leve del cinema di genere nazionale riescono ancora a sentire l’importanza storica del festival?

[Alberto Ravaglioli, Direttore Fantafestival]: Mi pare che gli “addetti ai lavori” manifestino ogni anno di più il proprio  interesse per manifestazioni che permettono loro di mostrare le proprie opere ad una platea vasta e con tecnologie in grado di farle fruire al meglio. Il problema, piuttosto, è che valore dia ai festival – ed in particolare al Fantafestival, visto che su questo è particolarmente focalizzata la mia  esperienza – il pubblico dei giovani spettatori: certamente rispetto ai primi anni di vita del Fantafestival questo rapporto è radicalmente mutato, tanto che nel corso degli anni abbiamo rinunciato a quella che era la sezione forse
più interessante, certo più stimolante da un punto di vista culturale, della manifestazione: la retrospettiva. Il nuovo pubblico dei giovani è evidentemente più proteso in avanti, verso le produzioni più recenti.
Quelli interessati ai vecchi film che hanno fatto la storia del genere, comunque, hanno infiniti strumenti per soddisfare le proprie curiosità (anche se – personalmente – ritengo che un film vada fruito in maniera diversa).

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– In cosa si è evoluto il Fantafestival in questi anni e quali sono rimasti i suoi punti fermi?

[AR]: Si è certamente evoluto nel senso di un maggiore interesse ed attenzione verso il vasto mondo dei giovani filmakers indipendenti italiani, candidandosi a divenire sempre più una tribuna dedicata a loro. I punti fermi? In questo mondo in evoluzione frenetica, credo ne siano rimasti pochi. Di sicuro, il rispetto per il pubblico (che ci aspettiamo lo ricambi) e lo sforzo per fornirgli proposte sempre nuove ed aggiornate, presentate – compatibilmente con i mezzi economici sempre più esigui – nella maniera  migliore.

 

–  Qual è lo stato dei festival indipendenti di genere a livello nazionale?

[LR]: C’è di certo tanto fermento. E lo stesso potrei dirti riguardo alla situazione della cinematografia di genere! Per quanto riguarda i festival, esistono tante realtà oltre a quella storica del nostro Fantafestival. Tante manifestazioni assai valide come il Tohorror Film Fest, che magari meriterebbero maggior risonanza e supporti anche istituzionali [ma stiamo scadendo nell’utopico!]… Per poi continuare con il Ravenna Nightmare, attento maggiormente alle produzioni straniere; l’Italian Horror Fest, con un occhio nostalgico al genere che fu… I festival di genere sono tanti e variano da quelli ormai noti come lo Science+Fiction di Trieste a quelli più giovani come Operazione Paura o Interiora. Davvero tanta carne al fuoco: tanta passione e tanto impegno. Quello che manca è, probabilmente, l’interesse nel creare una rete di scambi e collaborazioni tra queste diverse e affini realtà.

 

– Parlando da selezionatore ufficiale del Fantafestival, com’è cambiato il cinema indipendente italiano di genere in questi ultimi anni?

[LR]: Come ti dicevo prima, il cinema di genere in Italia è ancora oggi in gran fermento! Le logline che pronosticano con questo o quel titolo “La rinascita dell’horror italiano” sono risibili per il semplice fatto che l’horror italiano (e il “genere in generale”) non è mai morto! Certo, si è spostato ad un livello liminale, invisibile ai più. E’ stato soffocato da un sistema produttivo adagiato sui “drammoni” o sulle “becere commedie para-televisive”, ma continua a lottare in una realtà (parallela, ma realtà!) difficile da intercettare, ma più che concreta! Ed è giusto che esistano festival, come il Fantafestival, il Tohorror, il Fi-Pi-Li, e via dicendo, che materializzano il ponte comunicativo capace di portare la nostra nuova cinematografia di genere al suo pubblico!

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– Il futuro del Fantafestival sarà diverso? Forse ancora più tecnologizzato?

[AR]: I tempi sono quelli che sono, e lo sviluppo tecnologico sempre più veloce, e  destinato fatalmente a ridicolizzare tutti le profezie da tavolino. Penso sia meglio attenersi al presente, cercando di fare il meglio possibile con i mezzi che si hanno, cercando di restare sempre vigili e pronti ad adattarsi alle nuove tendenze e possibilità.

Scritto da Francesco Massaccesi

Francesco Massaccesi, ex giovane nato a Pescara, è un saggista e sceneggiatore italiano che lavora soprattutto (anche con esperienze di regia, adattamento e produzione indipendente) tra Inghilterra, America e Canada.

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