Digital Bolex: la cinepresa digitale che "nasce dal basso"

Voto della redazione

A pochi giorni dall’articolo sulla Kinefinity, la videocamera cinese che si propone di insidiare le ammiraglie del cinema digitale di Red Arri, dobbiamo subito spostare l’attenzione su un nuovo prodotto, proposto pochi giorni fa sul sito Kickstarter.com: la Digital Bolex.

Questa nuova macchina da presa digitale viene proposta da Joe Rubinstein, co-fondatore di Polite in Public inc una delle principali aziende mondiali nel marketing fotografico. Il buon Joe collabora con la filmaker Elle Schneider ed insieme creano il prototipo della Digital Bolex, cercando di realizzare una cinepresa digitale in grado di creare immagini di altissima qualità cinematografica da diffondere nel panorama cinematografico indipendente.

Bolex_D16_Render_TopEsattamente come diverse decadi fa accadde con la pellicola 16mm che divenne il simbolo del cinema indipendente, così anche la Digital Bolex vuole replicare lo stesso percorso, ponendosi come nuovo “simbolo” del cinema dal basso.

La mission di Joe ed Elle è quella di sfatare l’idea che, purtroppo, oggigiorno predomina nel mercato delle apparecchiature per il cinema e video, ovvero che indipendente è sinonimo di scarsa qualità. E cercano di farlo proponendo sul mercato una camera in grado di registrare in non compresso, ad un prezzo accessibile a tutti.

La camera è studiata per registrare in formato RAW, ovvero una sorta di negativo digitale, invece che in un formato compresso come la maggior parte delle camera attualmente in commercio. E’ progettata, inoltre, per essere economica, comoda, semplice da utilizzare seppur non dimenticando gli aspetti professionali che una cinepresa deve avere.

Ma perchè, nel progetto di questa camera, torna così spesso la dicitura dal basso?

Perchè la manovra commerciale di Joe ed Elle prevede non solo di realizzare una camera per il popolo, ma anche grazie al popolo.

Bolex_D16_Render_SideInfatti, il progetto per la realizzazione dei primi cento esemplari della Digital Bolex è stato lanciato su un sito di finanziamenti dal basso, di crowdsourcing, chiedendo al popolo dei filmaker di credere nel prodotto, finanziandolo direttamente in diversi modi (e con diversi importi), assicurandosi l’acquisto di una delle prime cento cineprese realizzate o, per i più intraprendenti, diventando veri e propri azionisti della società che verrà creata per la produzione e commercializzazione del prodotto.

L’idea è quella di lanciare il prodotto sul mercato per la modica cifra di 3500 dollari, ma finanziando il progetto con il preordine, ci si può assicurare la propria Digital Bolex per soli 2500 dollari. Purtroppo tale opportunità non è disponibile per noi europei, ma solo per i residenti negli Stati Uniti (problema bypassabile affidandosi ad un servizio come MyUS.com).

Esaminando le caratteristiche tecniche, possiamo dirvi che la D16 (questa la sigla che contraddistinguerà la camera) è in grado di girare ad una risoluzione di 2K in modalità Super16mm ed a 1920 per 1080 pixels in modalità 16mm; questo, probabilmente, per consentire l’uso di ottiche sia Super 16mm che 16mm.
Il sensore Kodak CCD, delle dimensioni di 12,85 per 9,64 centimetri (ovvero le dimensioni di un fotogramma Super 16mm) genera un segnale con una profondità colore a 12bit in formato 4:4:4.

page-8-finalIl framerate è variabile, come nella maggior parte delle camere in commercio, scendendo con la risoluzione: saremo, infatti, in grado di catturare immagini a 60fps a 720p e a 90fps girando a 480p.

Lo schermo LCD è posizionato sul lato obliquo del dorso, ed offre una risoluzione di 320 per 230 pixels, corredato da una funzione di focus assist, mentre la memorizzazione del materiale avviene tramite un doppio alloggiamento per schede CF.

Anche l’aspetto audio non è stato trascurato, corredando la D16 di due ingressi XLR e un formato di registrazione a due canali 16 bit a 48 Khz.

Pensata per montare ottiche C-mount, verranno resi disponibili anche gli attacchi per PLEF e B4.

Ma dopo averne esaltato i pregi, che effettivamente sono diversi e rendono la camera molto interessante, dobbiamo anche esaminare ciò che lascia un po’ perplessi: innanzitutto è da verificare la luminosità della D16, attualmente non comunicata tra le specifiche tecniche, in quanto il sensore offre una sensibilità ISO piuttosto limitata, potendo scegliere solo tra 100, 200 e 400 ISO.

Inoltre l’uscita di preview video è fornita attraverso un jack da 1/8 di pollice, con un segnale in bianco e nero alla risoluzione di 640 per 480 pixels, sebbene sia prevista un’uscita HD-SDI su un’unità accessoria separata dal corpo macchina.

Certo, bisogna ammettere che i video girati con il prototipo sono notevoli ed entusiasmanti.

E la strategia commerciale attuata dai due realizzatori sembra stia davvero funzionando, dal momento che il tetto minimo per la fattibilità del progetto, fissato a 100.000 dollari, è stato raggiunto in un paio di giorni.

Ciò che bisogna davvero capire è se ci se la sente di lanciarsi in un investimento al buio credendo in un prodotto nuovo studiato appositamente per chi vuole fare cinema a basso costo, pur senza dover scendere ai compromessi solitamente dettati dalle principali case produttrici di cineprese e videocamere.

Se portate la vostra mente a tre anni fa, vi ricorderete di una compagnia nuova che propose una strategia simile (anche se non così dal basso): stiamo parlando della Red Company, genitrice delle ormai famosissime Red OneEpic e Scarlet. E a quanto pare, i signori della Red Company ebbero ragione.

Riusciranno Joe ed Elle a replicare il successo, rivoluzionando nuovamente il mercato del cinema indipendente?

Scritto da Mirco Sgarzi

Direttore della fotografia specializzato nella cinematografia digitale, membro dell'AIC (Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica) e di IMAGO (Federazione Europea dei Direttori della Fotografia). Vive e lavora tra Malta e l'Italia.

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