Dall’Italia al Giappone, passando per Hollywood

Una breve intervista a quelli di Fan Vision, una piccola casa di produzione esperta in animazione e gaming, che ora si sta lanciando nella produzione di race movies: gli adrenalinici film in cui bolidi vengono fatti sfrecciare a velocità supersoniche con abili stunt men alla loro guida, che molto ridanno dell’iconografia dei robot animati made in Japan.

Mary Chan, responsabile della comunicazione, racconta ad IDC la loro esperienza nel Sol Levante.

fanvision_resta_1Come è nata la vostra casa di produzione?

Noi di FanVision eravamo attivi già dal 2001 ma non in completa autonomia come dal 2009, quando i produttori David Secure e Randall Fabian, già esperti maestri del settore cinematografico che avevano preso parte a set importanti nel panorama di Hollywood (tanto per citare alcune produzioni come Angeli e Demoni di Ron Howard, Fast and Furious 3 e l’ultima trilogia di Spiderman del grande Sam Raimi), hanno costituito la FanVision Production insieme alla mia collaborazione per l’amministrazione. Scusate, stavo dimenticando: mi chiamo Mary Chan è sono per metà cinese dalla parte materna ma mio padre è italiano, potete vedermi nella foto davanti il Gundam (gigante robot da combattimento antropomorfo, n.d.r) in Odaiba.

Avete avuto da sempre interesse per race movies? Come vi siete ritrovati a lavorare in Giappone?

L’interesse per i race movies è nato grazie all’incontro con il regista Diego Vida (anche lui già del mestiere per aver recitato nel film di Federico Fellini intitolato La voce della Luna) che seguiva delle rubriche per la rivista di motori Elaborare nella sezione relativa agli eventi d’auto e Gossip car; come si sa da cosa nasce cosa, e ci siamo ritrovati tutti in pista. Abbiamo fatto diversi servizi dal MotoShow di Bologna, al salone d’auto di Bruxelles, a quella di Detroit e il Sema a Las Vegas, e siamanchepartneufficiali dell’emittente televisiva Streetfire, dove trasmettiamo 24 ore su 24 car show a go go. Fino ad approdare nel bellissimo Giappone dove seguiamo il TokyAuto Salon di Chiba a un paio d’ore da Tokyo, che attualmente è il più completo per l’automotive, non solo perché ci sono auto da tutto il mondo ma per l’originalità delle stesse. Ci sono anche auto italiane, ma in restyle fatte dai giapponesi, che sono molto cool!

Oggi abbiamo i nostri uffici allinterndi ubellissimo grattacielo sito in Shibuya, nella via principale al centro di Tokyo …

fanvision_resta_2La vostra esperienza maturata nel reparto animazione ha inciso su questa scelta?

Veramente non saprei, perché ci siamo ritrovati per caso in questa storia. Se non incontravamo Diego Vida, avremmo continuato con il nostro solito lavoro di routine, posso però concordare sul fatto che sicuramente, avendo lavorato su centinaia di commissioni con lavori in CGI (computer generated imagery, applicazione per lavorare in computer grafica, n.d.r.), abbiamo potuto migliorare il nostro target e portfolio ed allargare i nostri orizzonti. Perché anche per i più esperti non si finisce mai d’imparare, cominciando dal semplice fatto che in Giappone si utilizzano soltanto i Mac, altresì i giapponesi sono dei grandi fan della Apple, anche gli industriali, proprio tutti, lavorano con dispositivi della Apple, a volte costruiti apposta come accade nel settore animazione e gaming, dove vengono messe all’opera diverse macchine per affrontare potenze di calcolo e grossi rendering.

Qual è la differenza principale tra la produzione italiana e quella giapponese?

La differenza è notevole, in quanto i giapponesi viaggiano su una loro concezione che si discosta molto da quelle d’oltreoceano;pur rimanendo sempre al passo con i tempi, mantenendo il loro stile forse anche upo’ retrò ma sempre in armonia con la storia, d’azione, sentimentale, animazione o live action che sia. In Giappone si punta sui costumi da super eroi o da mostri, i cosiddetti Tokusatsu che stanno ad indicare il genere, sugli effetti speciali, sulle ambientazioni in set costruiti in scala ad altezzd’uomo, dove gli stunt men e gli attori combattono. Non so se vi ricordate il mitico Megaloman, o gli stessi Power Rangers, o Godzilla giapponese?! Tutti gestiti in questi set con diversi toys e modellini in scala, mentre le scene con gli attori reali venivano realizzate in set esterni; per esempio uno di questi eroi che resiste da anni è l’Ultraman, già operativo dalla fine degli anni 60 ecreato da Eiji Tsuburaya, il fu proprietario della omonima casa Tsuburaya Production. Uno special televisivo per la nostraemittente nipponica è dedicato alla loro ultima Ultraman TV series, e noi siamo stati all’interno dei loro set visitando tutta l’aziendaed abbiamo stretto la mano anche ad Ultraman, che poverino con quel costume di plastica e silicone stava morendo dal caldo inpieno Agosto, anche perché quando indossa la maschera respira solo da un tubicino posto alla base della nuca, poiché è chiusoermeticamente: davvero particolare ma affascinante! Una volta finita la produzione video per le scene interne di Ultraman, il girato va in post- produzione dove verranno inseriti gli effetti digitali e le animazioni 3D che saranno sovrapposti allo sfondo di scena delteatro di posa con la città in miniatura, proprio come accade nella serie tv americana Power Rangers.

Scritto da Michela Resta

"Uno che faceva un censimento una volta tentò di interrogarmi: mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti... "