Clown T., la clown therapy diventa una serie: intervista a Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga

Una risata è la miglior medicina, dicono.  Ed è vero, perché il potere dell’umorismo e del divertimento possono creare miracoli su pazienti di qualsiasi età, riuscendo ad alleviare il dolore di una malattia, lo stress di una nuova terapia, o l’angoscia di trovarsi in un ospedale magari in attesa di un’operazione. I benefici non avvengono solo sul piano psicologico, visto che uno stato di umore positivo contribuisce al rilascio di endorfine e al livello di linfociti T nel sistema immunitario. Il fautore moderno dell’aiutare a guarire con il divertimento è certamente l’americano Hunter Adams, meglio conosciuto come Patch, medico sui generis e fondatore del piccolo istituto ospedaliero Gesundheit! nei primi anni ’70, la cui tecnica basata sull’intrattenimento e il buonumore si è rivelata talmente efficace da essersi diffusa in gran parte del mondo, oltre ad aver ispirato una produzione hollywoodiana milionaria con protagonista Robin Williams.

In Italia, le prime tracce di clown terapia risalgono all’inizio degli anni ’90, ed erano quasi esclusivamente rivolte verso i pazienti più piccoli: comprovata l’efficacia del metodo, questo è stato esteso ai pazienti di tutti i tipi e di tutte le età.  Il concetto di clown therapy ha stimolato anche il giovane regista Giuliano Giacomelli, che insieme al socio Lorenzo Giovenga (con il quale aveva realizzato l’horror La progenie del diavolo) ha deciso di girare una serie sull’argomento. Con il patrocinio di diverse associazioni italiane, l’utilizzo di location d’eccezione come l’ospedale S.S. Trinità di Sora e la disponibilità di numerose guest star di cinema, teatro e televisione, i due collaboratori hanno girato l’episodio pilota della serie a fine novembre, poco prima di aver raccontato ad Indipendentidalcinema.it della loro idea:

– Com’è partita l’idea della serie?

Clown T 1G.G. L’idea di CLOWN T. nasce più di un anno fa, quasi per caso oserei dire. Tutto ha inizio quando vengo contattato dall’Associazione ADO (Associazione Dipendenti Ospedalieri) di Sora (Frosinone) con la richiesta di poter realizzare qualche cosa legata all’audiovisivo (piccolo spot, cortometraggio, sketch di qualunque tipo) che potesse in qualche modo dare lustro all’ospedale SS. Trinità di Sora. In un primo momento sono rimasto abbastanza indifferente davanti a questa richiesta, poi pian piano sono iniziate a nascere delle idee ed ho cominciato a realizzare che effettivamente era molto stimolante l’idea di poter avere gli spazi ospedalieri adibiti a set. Appurata dall’ADO e dalla ASL di Frosinone la disponibilità all’utilizzo delle corsie dell’ospedale, ho pensato che la cosa più interessante poteva essere proprio quella di realizzare all’interno della struttura ospedaliera una serie (televisiva o web) su un tema che mi ha sempre affascinato e che ho sempre avuto molto a cuore, la clown terapia, una terapia alternativa meravigliosa della quale ritengo si parli poco. C’è tanta ignoranza attorno a questo tema, me ne sono accorto soprattutto in fase di ricerca e documentazione. Ad ogni modo, una volta che mi sono reso conto che qualche cosa di “forte” stava nascendo nella mia mente ne ho subito parlato con il mio socio Lorenzo Giovenga a cui è piaciuta tantissimo l’idea. In breve tempo ci siamo trovati a sviluppare la storia, i personaggi e le varie dinamiche della serie…

L.G. …Infatti un giorno mi incontro con Giuliano, con il quale collaboro fin dal 2008, che mi dice che mentre aspettava l’autobus gli era venuta in mente una serie sulla clown terapia.. L’idea di una serie ospedaliera subito mi colpisce soprattutto per la mia passione per una serie come Scrubs, che sin da subito è diventato il nostro punto di riferimento e di paragone. Ma la nostra intenzione è stata anche quella di prendere le distanze da una serie così fortunata, e subito ho pensato di ibridare Clown T. con un’altra serie che ritengo geniale come Modern Family. Quando è stata chiara la struttura ci siamo sbizzarriti con personaggi, storie, situazioni e a creare tutto l’universo di Clown T. La nostra mission sin da subito era chiara: evitare i toni melodrammatici della classica serie ospedaliera italiana in cui, puntualmente, spiccano il dottore incazzato, il bambino col tubicino al naso e la mamma che piange, ma trattare argomenti delicati con un linguaggio agile e dinamico, brillante ma che lascia riflettere. Quello che era solo un’idea si è andata concretizzando quando è entrato nel progetto l’attore Fabrizio Mineo che ha subito sposato l’idea, mettendo a disposizione la sua esperienza per costruire un progetto solido da presentare a sponsor e produzioni.

– Pensate che il concetto della clown therapy , già portata sul grande schermo con Patch Adams, possa tradursi adeguatamente anche con una serie?Clown T 2

G.G.  Assolutamente si. Anzi, credo che la serialità sia l’unico modo possibile per poter davvero rendere giustizia ad una tematica così delicata e così complessa come la clown terapia. Mi stupisce, sinceramente, che nessuno ci abbia pensato prima di noi. Sulla clown terapia, in Italia, mi risulta che ci sia solamente il film tv diretto da Maurizio Nichetti con Massimo Ghini, Dottor Clown, che trovo davvero terribile. Anche perché offre un’immagine della clown terapia e dei clown dottori assolutamente irreale. Poi, se si guarda al mercato estero, impossibile non portare la mente al film con Robin Williams sulla vera storia di Hunter “Patch” Adams, ma trovo che anche lì si ecceda troppo in situazioni patetiche intente solo a strappare lacrime a tutti i costi. Insomma, la clown terapia non è questo…o meglio, non è solo questo! I clown dottori tendono ad essere sempre associati a situazioni da “lacrimuccia” ma così facendo si va proprio contro la loro “missione”, che invece  risiede nel portare distrazione e gioia nelle grigie camere dell’ospedale.

L.G. Nelle serie ormai hanno trattato di tutto ed è assolutamente strano che la clown terapia non sia mai stata affrontata da nessuno… Soprattutto per una serie comica. Come dice Giuliano i clown dottori operano in situazioni difficili e spesso al limite, ma lo fanno sempre con il potere del sorriso, un gesto tanto semplice quanto importante che in poco tempo può creare tanti effetti positivi nell’umore del paziente.

– Com’è stato confrontarsi, seppur a livello professionale, con una tematica così delicata come la terapia della risata contro il dolore della malattia?

G.G.  Davvero molto interessante. Quando abbiamo deciso che avremmo fatto questa serie, prima di iniziare a scrivere le varie puntate, ci siamo resi conto, sia io che Lorenzo, che in fin dei conti anche noi ne sapevamo molto poco di clown terapia. O, per dirla meglio, avevamo un’immagine dei clown dottori non troppo attinente alla realtà. A tal proposito è stato del tutto illuminante il nostro incontro con la Onlus ANTAS (Associazione Nazionale Terapie Alternative e Solidali), l’associazione di clown terapia che ha deciso subito di sposare il progetto ed offrirci una costante consulenza durante tutta la fase di scrittura. Abbiamo avuto modo di conoscere veri clown dottori, ascoltare le loro esperienze durante il servizio e assistere a sedute volte alla formazione del clown dottore…

L.G…Abbiamo effettivamente scoperto un mondo del tutto nuovo e inaspettato. Tutti i clown dottori dell’ANTAS sono volontari che hanno deciso di impegnare il proprio tempo in questa bellissima e difficile attività. La nostra difficoltà è stata fin da subito coniugare le esigenze di sceneggiatura con la realtà della clown terapia, e credo che alla fine siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio. Non solo ci interessava raccontare la clown terapia all’interno dell’ambito ospedaliero, ma volevamo anche raccontare la vita quotidiana dei clown dottori, i loro problemi, i loro sentimenti, i motivi che li hanno spinti a iniziare la clown terapia…

– Qual è la destinazione finale che intendete dare alla serie?

G.G.  Bella domanda. Quando noi abbiamo pensato Clown T., vuoi per l’entusiasmo o per un’eccessiva leggerezza, abbiamo subito pensato ad una destinazione televisiva per la serie pur consapevoli che ci stavamo muovendo verso un format molto americano e poco italiano. Poi, appena abbiamo iniziato a rapportarci al mondo produttivo, ci è stato consigliato da più fronti di prendere in considerazione la diffusione via web che ultimamente sta andando per la maggiore. Comunque vedremo qualche sarà la destinazione finale, noi ci stiamo lasciando aperte tutte le strade possibili. Non vogliamo escludere nulla. Anzi, non è nemmeno così assurda l’idea di poter magari far convivere le due esistenze (web e tv) come è accaduto per diverse serie.

Clown T 3– Avete anche avuto un buon supporto da un certo numero di personalità dello spettacolo italiano…

G.G.  Sì, e questa è la cosa che più rende felice. Quando il progetto è nato mai ci saremmo immaginati di poter ricevere l’interesse, e poi l’adesione al progetto, di certi artisti dello spettacolo di fama nazionale. Molti di questi, come Lillo & Greg, Marco Messeri, Stefano Natale e Renato Scarpa, sono dei miei miti da sempre e non avrei mai creduto che un giorno avrebbero mostrato interesse per un mio progetto. Evidentemente, questa volta, il prodotto che avevamo tra le mani era davvero valido…e non solamente innanzi ai nostri occhi!

L.G. La cosa assurda è che un anno fa eravamo due ragazzi con un progetto fra le mani e nulla di più. Eppure durante quest’anno mi sono reso conto che se sia ha un buon progetto e se si lavora duramente per farlo crescere a poco a poco questo darà dei risultati. Abbiamo incontrato personaggi dello spettacolo che si sono mostrati sempre gentilissimi e disponibilissimi, totalmente al contrario di quanto si tenda a pensare o di quanto qualcuno ci aveva detto. Oltre a quelli citati da Giuliano posso anche nominare un attore come Giulio Scarpati che ci ha parlato e si è confrontato con noi quasi in modo “paterno”, decidendo insieme il suo personaggio e le sue caratteristiche. Meglio di così…

– Quando pensate di distribuire l’episodio pilota?

G.G. e L.G.  Eh, magari potessimo rispondere. Per adesso abbiamo realizzato la puntata pilota della serie sotto richiesta di alcuni grandi sponsor che hanno già mostrato il loro grande interesse nei confronti di questo progetto. I tempi saranno sicuramente lunghi, non c’è dubbio, ma speriamo di poter battere i prossimi ciak nei primi mesi del 2014, ma purtroppo questo non dipende solo da noi.

Scritto da Francesco Massaccesi

Francesco Massaccesi, ex giovane nato a Pescara, è un saggista e sceneggiatore italiano che lavora soprattutto (anche con esperienze di regia, adattamento e produzione indipendente) tra Inghilterra, America e Canada.

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