Ci chiamano diversi

Regia di Vincenzo Monaco

Voto della redazione

Ci chiamano diversi _ POSTER okNon poteva essere scelto un momento migliore per pubblicare in versione integrale su YouTube Ci chiamano diversi di Vincenzo Monaco. In questo periodo di sentinelle in piedi, di impedimenti matrimoniali di manzoniana memoria, di discriminazione celata dietro libertà d’espressione, compare nel sito di videosharing per eccellenza un documentario che ci sbatte in faccia tutti i nostri pregiudizi.

Ci chiamano diversi si compone di testimonianze, molte voci sparse per l’Italia parlano, si raccontano, esprimono la gioia a dispetto di tutte le dichiarazioni orribili di personaggi della politica che aprono il film in un sapiente bianco e nero.

Addensati uno all’altro, parlano attivisti, una coppia di genitori di un ragazzo gay, famiglie omogenitoriali, uno psicologo della famiglia, una sociologa, ma soprattutto è forte la testimonianza di Don Franco Barbero, sacerdote cattolico che a causa della sua benevolenza nei confronti del mondo LGBTQI è andato contro il Vaticano pagandone le conseguenze. Punti di vista differenti, ma chiari nelle intenzioni: riconoscere l’esistenza di un mondo che spesso si finge di non vedere, pensando che la famiglia che definiamo “tradizionale” possa essere solo quella borghese a cui siamo stati ipocritamente abituati dai media. Così si esprime la sociologa Chiara Bertone quasi in conclusione al film.

Probabilmente è qui la debolezza del documentario: cercando di sviscerare un argomento così ampio, partendo spiegando l’acronimo “LGBTQI” e arrivando ai diritti delle coppie omogenitoriali si arriva a un’ora e mezza. Un’ora e mezza che forse soltanto chi forse conosce già l’argomento e sa dove si andrà a parare, sceglie di investire.

Nonostante la regia pulita e curata, la fotografia perfetta e professionale, forse il film pecca un po’ di prolissità, e ciò che la maggior parte della gente ha bisogno di sentire arriva solo dopo più di un’ora di narrazione, quando purtroppo l’attenzione dell’utente medio di YouTube, di solito, è già scemata altrove. La sfida per questo documentario è quindi quella di mantenere anche l’utente più diffidente, incollato allo schermo fino all’ultimo frame.

È importante che vengano realizzate opere come questa, e a disposizione di tutti.famiglie omogenitoriali italianeSpero personalmente, per il regista Vincenzo Monaco, per tutti quelli che ci hanno lavorato, ma soprattutto per il nostro Paese, che questo film diventi comunque un fenomeno virale come è stato per, ad esempio, Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (di solo 20 minuti, appunto).

È quel tipo di opera che se vista con la dovuta attenzione potrebbe far cambiare idea anche al più convinto degli omofobi. O almeno, questo è quello che spero, perché come Don Franco so che gli italiani non sono un popolo di incivili. Talvolta è l’ignoranza dell’esistenza di realtà diverse che spinge le persone a comportamenti ostili e questo film può servire da guida per chi è in questo stato di confusione. Condividerlo e, nel mio caso, parlarne su questo sito, è uno dei passi in direzione di un cambiamento e di una serena accettazione per questo Paese.

Scritto da Sara Querzoli

Nata a Bologna nel 1989, laureata in Scienze della Comunicazione nel 2013, da sempre interessata al funzionamento dei media, cinema compreso.

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