Alle corde

Regia di Andrea Simonetti

Voto della redazione

Locandina-alle cordeTra le visioni ambientali di Visioni Italiane 2014 in questo cortometraggio l’ambiente malato che fagocita la vita, l’eco-mostro siderurgico dell’Ilva, fa da sfondo retroriflettente all’ambiente reale, umano e portatore di valori, propagando il proprio grigiore sopra il vero protagonista di Alle corde: la città di Taranto. Per rappresentare lo sconcerto verso una situazione vissuta e purtroppo subita da buona parte dei cittadini, spesso in maniera passiva e indolente, il regista Andrea Simonetti sceglie di raccontare un’alternativa all’inerzia attraverso lo sport più cinematograficamente riscattatore: il pugilato.

Il cinderella man in questione si chiama Cosimo ed è un giovane operaio dell’Ilva di Taranto, che si allena nella palestra di boxe del suo quartiere. La sua emancipazione passa attraverso gli allenamenti individuali in cui mette tutta la sua rabbia e frustrazione, resistendo ad una città difficile che ha “tradito” l’affetto della sua famiglia: diventerà pugile professionista per riscattare se stesso e il padre, ex pescatore che ha perso tutto per il vizio del gioco, ma che non smette di cercare identità nel suo mare e nel suo cibo, simboli di un legame familiare e sociale fortissimo con la città d’appartenenza.

Reduce delle esperienze teatrale conseguite presso la scuola del Teatro Stabile di Torino, Simonetti compie qui il suo esordio alla regia e si presta anche al ruolo attoriale, che gli costa una dura preparazione fisica nella palestra tarantina in cui è ambientato il cortometraggio, interpretando il protagonista e dividendo la scena con il “padre” Cosimo Cinieri, rinomato attore teatrale.

alle-corde-3Alle corde, co-prodotto dalla Overloock Production di Roma e dalla Megasystem Cinema con il sostegno dell’Apulia Film Commission e del Mibac, si presenta come una storia dalla narrazione lineare e dall’impronta stilistica realistica. L’autore sviluppa il progetto in tempi non sospetti per quanto riguarda lo scandalo del disastro ambientale provocato dall’azienda siderurgica, e matura una visione della propria città svincolata dai temi attuali. Simonetti affida alla metafora dell’essere alle corde, che sul ring è il momento che preannuncia l’immediata sconfitta o la sorprendente rimonta del pugile, il compito di definire Taranto come una città in pericolo, piegata dall’indifferenza, ma che non ha ancora gettato la spugna.

Scritto da Michela Resta

"Uno che faceva un censimento una volta tentò di interrogarmi: mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti... "

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